Auguri Cesarina Checcacci SU n. 3-4 2011

ricolare e concorre a far prendere coscienza delle responsabilità che ogni soggetto, a co- minciare da quello educando, ha nei con- fronti di se stesso e degli altri». Alla fine degli anni ’80 il Governo si accin- geva a realizzare l’elevazione dell’obbligo scolastico di altri due anni e si profilava l’i- potesi di trasferire la soluzione organizzativa e strutturale della scuola media nei due anni successivi; in pratica si pensava a disarticola- re dal successivo triennio i primi due anni del ciclo scolastico secondario. La sua presa di posizione fu netta: «la soluzione - affermò Cesarina Checcacci nell’editoriale dell’aprile 1988 - adottata per i pre-adolescenti per l’età 11-14 anni non è applicabile sic et sim- pliciter ad adolescenti di 14-16 anni. Non si può ignorare che l’adolescente esige di esse- re aiutato a diventare se stesso, ad auto- orientarsi, perché a breve scadenza gli si porranno le scelte da compiere per la vita. Proprio a quest’età si pone il problema del potenziamento della formazione generale e della graduale presa di coscienza delle pro- prie potenzialità». La Commissione, affidata alla presidenza dell’onorevole Beniamino Brocca, composta da docenti sia universitari che di scuola se- condaria superiore, da capi d’istituto ed ispettori e da personalità della cultura di va- rio orientamento ideologico, si avvalse della collaborazione di numerosi soci UCIIM. Abbandonata l’ipotesi dell’ unicità dei piani di studio, si trovò un accordo sull’ uni- tarietà intesa come presenza di un certo nu- mero di discipline considerate indispensabi- li. Lo studio delle scelte relative alle finalità formative ed alla fisionomia culturale dei bienni comportarono inevitabilmente una re- visione dei traguardi d’istruzione raggiungi- bili al termine dei trienni. La relazione finale molto articolata e precisa della Commissione fu consegnata al Ministro della Pubblica Istruzione nel dicem- bre del 1994. Ai lavori della Commissione ed ai risultati raggiunti sono dedicati vari nu- meri della rivista La Scuola e l’Uomo . Nel maggio del 1996 l’editoriale contiene una lettera aperta al Ministro; dopo un’ana- lisi preoccupata sulla situazione politica del Paese, Cesarina Checcacci chiede di assicu- rare alla scuola «gli interventi, da tempo necessari, rallentati nella legislatura prece- dente dalla situazione politica generale; va anche valorizzata - prosegue - la possibilità di sviluppare una efficace integrazione fra sistema scolastico e sistema produttivo, co- sicché le scuole possano fruire dell’incontro con l’effettiva realtà del mondo del lavoro». A tal fine «dopo la conclusione dell’istruzio- ne obbligatoria elevata a dieci anni, che non deve essere unica ma unitaria, va prevista una effettiva cooperazione tra mondo della formazione e mondo della produzione, da realizzarsi anche attraverso un sistema post- scolastico, post-secondario, dopo il conse- guimento del titolo di studio». Il volume, dal titolo emblematico Penelo- pe e gli indovini , edito all’indomani della conclusione dei lavori della Commissione Brocca, offre interessanti chiavi di lettura dei problemi che si dovettero affrontare. É una vita ricca di senso quella di Cesari- na Checcacci, una storia di consapevolezza e di partecipazione anche emotiva alla vita del Paese; ogni volta che si prende in mano un articolo, una relazione, un capitolo dei nu- merosi volumi che, sotto la sua guida, l’U- CIIM ha prodotto, si scopre qualcosa di nuo- vo; nel volume Scuola, Educazione, Beni Cul- turali del 1981 c’è una chiara definizione del concetto di bene culturale «che - scrive - non può essere ristretto alle sole espressioni artistiche, architettoniche, pittoriche, plasti- che, ma si estende sino a comprendere ogni espressione dell’uomo tradotta in un patri- monio accessibile e documentato. Bene cul- turale - prosegue - é allora anche l’incunabo- lo, il papiro, il gioiello, il muro sannitico rie- merso dalle rovine della distruzione dell’Ab- bazia di Montecassino ma anche l’ambiente com’è stato trasformato dall’uomo... É triste che si sia lasciato gestire dalle analisi marxi- ste questo grande capitolo della nostra cultu- ra, mentre esso, se correttamente utilizzato, poteva far riscoprire tanta civiltà cristiana presente nella nostra esperienza storica». Chi ha lavorato accanto a Cesarina Chec- cacci, ma anche chi l’ha seguita da lontano, sa che resta ancora molto da dire, che il di- scorso non può finire qui; è indispensabile ri- cordare la sua partecipazione convinta ed attiva al CNPI, la costante preoccupazione per la formazione e l’aggiornamento del personale della scuola, dai capi d’istituto, ai docenti, agli ispettori, il dialogo e la colla- borazione con altre Associazioni professiona- li: con l’AIMC e la FIDAE ed anche con il CIDI e la FNISM e con i sindacati della scuola, la partecipazione a Commissioni di studio, la costante, personale ricerca di soluzioni nuo- ve in grado di rispondere in modo concreto alle mutate richieste della società. Se si vuole rendere giustizia alla globalità della sua opera è necessario raccogliere in un volume i suoi articoli, i suoi editoriali, le sue prese di posizione: ci si troverà di fronte ad uno straordinario orizzonte. LA SCUOLA E L’UOMO numero 3-4 anno LXVIII marzo-aprile 2011 19

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