Marzo 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 3 - Marzo 2020 XV zione dei vaccini e con il ricovero ospedaliero la mortalità si è drasticamente ridotta. Ogni epidemia, se non viene tenuta sotto controllo, comporta poi il rischio gravissimo che si dissolva il tessuto famigliare, sociale, economico, religioso della società: sarebbe lo sfacelo della comunità civile. Nel mondo contemporaneo tuttavia i canali di informa- zione, l’organizzazione democratica della società, un più alto livello culturale rendono più remota questa possibilità. Il contagio può chiudere alcuni nell’e- goismo e nella ricerca esclusiva del proprio particulare, o di piaceri effimeri, senza pre- occuparsi del bene comune , ma può anche alimentare la generosità e l’eroismo di mol- te persone, che con spirito di solidarietà si mettono al servizio del prossimo. È quanto si può constatare anche ai nostri giorni nel comportamento di molte persone. I governanti sono chiamati ad usare con fermezza e con razionalità tutti gli strumenti a loro disposizione per il bene della popola- zione, anche se talora essi possono risultare inadeguati od impopolari. La ripresa dopo il contagio impone di rive- dere la scala dei valori della vita personale e pubblica, di ripensare i nostri comporta- menti per ricostruire una convivenza ed una società più giusta e fraterna, un rapporto più rispettoso tra noi e con la natura. In sostanza deve migliorare la qualità della nostra vita sia personalmente sia nei rapporti sociali. La religione, per noi cristiani la fede in Dio, davanti al dilagare del male fisico e mo- rale, davanti al dolore innocente, è sempre chiamata in causa sia in senso positivo che negativo. Ma essa non può essere né deve essere presentata, come purtroppo è avve- nuto, una medicina magica contro il conta- gio, ma deve alimentare a livello pubblico il nostro ideale di fraternità, di solidarietà, di servizio ed a livello personale, nutrita dal- la preghiera ed anche dallo spirito di peni- tenza, donarci speranza, fiducia ed abban- dono alla volontà di Dio. Vale davvero per i credenti la conclusione de I Promessi Sposi: quando i guai vengono senza nostra colpa, come nel caso del coronavirus, la fiducia in Dio li raddolcisce e li rende utili per ricostru- ire personalmente e socialmente una vita migliore. Il contagio colpisce sia i buoni che i catti- vi; suscita nei primi, in particolare negli ec- clesiastici (Fra Cristoforo, i Cappuccini del lazzaretto) atti di solidarietà e di eroismo, nei secondi avidità e crudeltà (i monatti, il Griso) o ricerca di facili piaceri, seguiti da orrore e paura (Don Rodrigo); stravolge i ra- gionamenti dei dotti (Don Ferrante con i suoi sballati sillogismi per dimostrare la causa della peste), semina la morte tra i poveri (la madre di Cecilia, Tonio), ma accende anche la fantasia del popolo nei confronti degli un- tori, spingendo ad atti crudeli, irrazionali, ingiusti. Per il Manzoni credente non vi è una so- luzione religiosa al problema della peste. Il male nella storia è un enigma insolubile e la peste tuttalpiù può essere una prova, per di più aggravata dalla irrazionalità umana, permessa da Dio nei suoi disegni imperscru- tabili. Ma la fede non è inutile: dà serenità e forza ed aiuta a ricostruire una vita migliore. Di fronte ad essa il Manzoni adotta il pensie- ro di Renzo e Lucia, che costituisce il sugo di tutta la storia. Dopo un lungo dibattere e cercare in- sieme, conclusero che i guai vengono bensì spesso perché ci è dato cagione; ma che la condotta più cauta ed innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li rad- dolcisce e li rende utili per una vita migliore. Conclusione Dopo questa breve sintesi, coinvolti anche noi nel pericolo di contagio del coronavirus, possiamo trarre alcune conclusioni e notare alcune costanti. Innanzitutto il morbo, che giunge solita- mente da lontano, dimostra una forza ed una virulenza che paiono inarrestabili; è in mol- ti casi sconosciuto e le prime vittime (ed in altra prospettiva i primi eroi) sono gli stessi medici che affrontano e cercano di fermare la malattia. Purtroppo alcune epidemie del passato hanno causato la morte dei due terzi della popolazione. Oggi con il miglioramento delle condizioni igieniche, lo sviluppo conti- nuo della medicina e della tecnologia, stimo- lato proprio dalle epidemie del passato e dal diffondersi di alcune malattie, con la crea-
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