Marzo 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 3 - Marzo 2020 XIV uno schema prestabilito, per esaltare i valori della intelligenza, dello spirito di iniziativa, della pronta parola e dell’amore, valori lai- ci molto sentiti nella società mercantile, in lotta con la fortuna, costituita dagli eventi imprevisti della vita con cui l’uomo si deve confrontare. Manzoni In questa breve, limitata e sommaria ana- lisi non può mancare la descrizione del pe- ste del 1630, che Alessandro Manzoni espone con esemplare precisione storica nei capitoli XXXI e XXXII de I Promessi Sposi. Anche in questo caso il contagio è una conseguenza della guerra tra le potenze eu- ropee per la successione al ducato di Mantova ed è introdotto da un soldato al seguito dei lanzichenecchi nel territorio di Lecco, e da un altro soldato in Milano. L’intervento del- le autorità è tardivo, le risorse economiche per affrontare il contagio sono assolutamen- te insufficienti, perché utilizzate dal gover- natore di Milano per l’assedio di Casale. La popolazione di Milano non vuole inizialmente accettare l’idea della peste, che comporta l’internamento nel lazzaretto, quarantene, sequestri e distruzione col fuoco del mate- riale ritenuto infetto; anzi molti la negano assolutamente e si rivoltano contro chi ne afferma la presenza. Poi davanti all’eviden- za dei fatti l’attribuiscono agli untori, crean- do una vera psicosi popolare. L’undici giugno del 1630 viene fatta una solenne processione religiosa per le vie di Milano, che tocca tutti i quartieri, con il cor- po di San Carlo Borromeo, durata dall’alba alle prime ore del pomeriggio, che vede una partecipazione straordinaria di popolo della città e dei dintorni, Il Cardinale Federico è inizialmente restio ad autorizzarla, ma alla fine cede alle pressioni degli amministratori cittadini, che vogliono tranquillizzare la po- polazione. Il colmo dei contagi si verifica subito dopo questo evento che ha ammassato migliaia di persone; la mortalità si protrae poi ininter- rottamente fino all’autunno. Il Manzoni con- danna l’irrazionalità degli uomini, e la fa- natica sicurezza che la processione dovesse aver troncato la peste. acquista sempre più forza e si propaga non altramenti che faccia il fuoco alle cose sec- che o unte, contamina uomini ed animali, si allarga a tutto il contado, riducendo il lavoro nei campi e scuotendo negativamente tut- to il sistema socioeconomico. Si dissolvono i vincoli famigliari, la gerarchia dell’ordine sociale, i valori morali, perché a dominare è la ricerca sfrenata del guadagno o di un piacere immediato; il culto religioso, consi- derato prima come un principio di stabilità sociale, si degrada e si trascura soprattutto nei funerali, perché i cadaveri degli appesta- ti vengono gettati nelle fosse comuni stivati, come si mettono le mercatantie nelle navi. In sintesi la persona ha perso ogni dignità ed è ridotta a cosa. Tuttavia il Boccaccio che scrive quando la peste è da poco cessata sente il bisogno di riaffermare i valori in cui crede, che pos- sono far rifiorire la società: nella cosiddetta cornice del Decamerone dieci giovani fug- gono dalla città, si ritirano in un luogo del contado non contaminato dal contagio, per ricostruire e presentare un nuovo modello di vita. Qui lo stesso paesaggio è funziona- le alla ricostruzione del mondo devastato dalla peste, perché i giovani si ritrovano in una natura armoniosa e non più abbandona- ta a se stessa, ordinata dalla mano dell’uo- mo, ricca di giardini e di vegetazione con i suoi vialetti, i suoi prati ed il suo palazzo, e tornano ad introdurre le gerarchie socia- li, i riti di purificazione, di igiene, di cura del corpo, di rispetto alla religione cristiana, considerata come un elemento di stabilità. Anche le novelle vengono narrate secondo
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