Marzo 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 3 - Marzo 2020 XIII valori religiosi, ma dimostrando purtroppo l’inefficacia dei riti pubblici per arginare il contagio. È un invito ad essere coscienti dei mali che ci possono capitare, un invito indi- retto a far prevalere i valori della ragione e dell’amore sull’odio e sull’indifferenza. Lucrezio Anche Lucrezio rielabora in poesia la de- scrizione della peste di Atene a conclusione del « De rerum natura », ma mentre lo scrit- tore greco scrive perché il racconto sia una lezione per i posteri, un dato acquisito per sempre, il poeta latino con questo finale drammatico e enigmatico per noi moderni, perché inizia il poema con l’inno a Venere e la luce radiosa della primavera e lo termina con la tenebrosa e ripugnante descrizione della morte, amplifica la descrizione della peste, analizza ossessivamente i sintomi, l’inadeguatezza dei rimedi, la disgrega- zione della società, l’inefficacia della re- ligione, la micidiale incuria e mancanza di cure, l’ incuria mactans , la trascuratezza che uccide. Egli secondo la filosofia epicurea tende a sottolineare che l’uomo non può credersi al di sopra della natura, poiché essa non è fatta a suo uso e consumo ed invita a non temere e a non cercare la morte. Gli dei sono as- solutamente indifferenti alle nostre vicende terrene e non vi è nessun piano provviden- ziale nella storia. L’uomo è pertanto esorta- to a mantenere un atteggiamento razionale di moderazione e di distacco di fronte alla morte ed allo sconvolgimento dei fenomeni naturali. Boccaccio Nella letteratura italiana è conosciuta la descrizione della mortifera pestilenza che sconvolse Firenze e l’Italia nel 1348 nella parte introduttiva del Decamerone di Gio- vanni Boccaccio. Egli, non escludendo l’ipo- tesi di influssi astrali e di punizione divina per le nostre iniquità, ne descrive l’inarrestabile diffusione dall’Oriente all’Occidente. Non hanno efficacia in città né i provvedimenti umani, né le cure dei medici, né le suppliche e le processioni religiose, anzi la pestilenza la provenienza. Era un morbo che veniva da lontano: dall’Etiopia era passato in Egitto, poi i marinai di una nave egiziana avevano contagiato gli abitanti del porto del Pireo e di lì immediatamente ed inaspettatamente si era diffuso in città. Era una malattia scono- sciuta dai medici che non riuscirono a fron- teggiarla con nessuna tecnica umana: anzi essi furono tra i primi a morire per il contat- to con i malati. Gran parte della popolazione era ammassata in baracche improvvisate, in precarie condizioni igieniche e questo favorì una rapidissima diffusione della malattia. Pur senza condannare la religione lo storico afferma che ogni preghiera fatta nei templi, ogni atto religioso si rilevarono inefficaci. Il popolo incolpò gli Spartani, ipotizzando che vi fosse stato un avvelenamento dei pozzi: cosa naturale, perché si era in guerra, il male per eccellenza, che rompe la solidarietà tra gli uomini e mira a sterminare la vita e gli affetti dei nemici. In un crescendo drammatico lo storico descrive dapprima i sintomi della malattia, che si manifestava con vampate di calore alla testa e proseguiva con l’infiammazione della gola e della lingua, l’alito sgradevole, la forte tosse, gli spasmi intestinali, i conati di vomito, il corpo ricoperto di pustole ed ulcere, la sete inestinguibile, la diarrea, lo scoraggiamento e lo sfinimento, la morte. Chi sopravviveva spesso era ridotto ad una larva umana, perdeva la coscienza di sé e la memoria dei suoi cari. Ma oltre a cancellare tante vite, la peste dissolve le famiglie, spezza i vincoli sociali, nonostante l’eroismo e la generosità di al- cune persone nell’aiutare i malati, e finisce per frantumare anche i valori religiosi ed i principi morali, perché non valgono più né il timore degli dei né le leggi degli uomini e molti disperati cercano un piacere effimero ed immediato, a danno degli altri. Anche nella descrizione di Tucidide la pe- ste, collocata sullo sfondo della guerra, è im- provvisa, sconosciuta, inarrestabile, soprat- tutto disgregatrice dei rapporti famigliari, sociali, religiosi. È una pagina che ci inter- pella, scritta perché fosse un insegnamento per le età future, per riconoscere i sintomi del morbo ed evitare situazioni di rischio con opportuni provvedimenti, senza rinnegare i

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=