5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 Spiritualità bene – dice il poeta - dove essa ha in suo nascondiglio. Questa fonte non ha origine, anzi ha dato origine a tutte le cose; in essa non si trova fondo e nessuno può guadarla; la sua luce non si oscura mai e ogni luce è uscita da lei. Non esiste realtà più bella e cielo e terra bevono della sua bellezza. La corrente (il Figlio) che fluisce da tale fonte è altrettanto vasta e onnipotente; la corrente (lo Spirito) che procede dalle prime due (dal Padre e dal Figlio) non è preceduta da nessuna delle altre due, è coeterna con loro. Questa eterna fontana è nascosta nel pane vivo dell’Eucaristia per donarci la vita. La vivente fonte trinitaria, che io desidero - dice San Giovanni della Croce - io la vedo in questo mistero! Siamo chiamati a dissetarci di quest’acqua viva, del mistero trinitario, celebrando l’Eucaristia nella notte della fede. Il mistero dell’incarnazione, inseparabile dal mistero trinitario, è particolarmente presente in tutta la spiritualità cristiana e in ogni esperienza mistica. Ognuno di noi, durante il suo pellegrinaggio terreno, nella propria interiorità può sperimentare in modo unico e personale di vivere fra le braccia e nella mente di Dio Padre, nel cuore e col cuore di Cristo, avvolto e permeato dallo Spirito. Sentire la presenza trinitaria è una realtà che trasforma profondamente la vita quotidiana. È in sintesi quanto viene proclamato al termine di ogni preghiera eucaristica: «Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo ogni onore e gloria! Amen». Sola t’intendi, e da te intelletta E intendente te ami e arridi. (Par. XXXIII, 124-126) Ossia: Dio è Uno (luce che sola sussisti in te stessa) sola ti intendi (Padre) e da te compresa, e comprendente te (Figlio), ami e riempi di gioia (Spirito Santo): in sintesi ciascuna delle tre persone divine è soggetto ed oggetto di intelligenza e di amore. Per intercessione di Maria Dante ha potuto prima fissare lo sguardo dentro questa luce eterna, ha intuito il mistero della unità di Dio, vi ha visto legato con amore nel suo profondo tutto ciò che per l’universo si squaderna, ossia tutta la vicenda umana e tutta la sua storia personale ed ha provato per questo una gioia indescrivibile. Poi nella profonda e chiara essenza divina vede tre cerchi di colori diversi ma con la stessa superficie, il secondo riflesso dal primo e il terzo come un fuoco prodotto egualmente dall’uno e dall’altro. Ed aggiunge: Oh come è inadeguato il nostro linguaggio davanti a tanto mistero! Infine nel cerchio riflesso del Figlio, proprio dentro di esso, del colore stesso divino, gli appaiono le sembianze di un uomo, di Cristo, e gli occhi del poeta si fissano completamente su di lui: si sforza di capire come la natura umana possa unirsi e collocarsi nel secondo cerchio della natura divina. La sua intelligenza non è capace di tanto: ma una folgorazione di grazia, dell’«amor che muove il sole e l’altre stelle», soddisfa il suo desiderio, placa la sua volontà con senso di serenità e di pace, mette in movimento la sua vita, che ora si volge senza aver più sobbalzi o strappi, come una ruota che gira con un moto circolare uniforme. San Giovanni della Croce intitola una sua poesia sul mistero trinitario «La fonte». La Trinità è una sorgente di vita che scorre e zampilla anche se fonda è la notte della fede. Io so
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