1-2 Gennaio-Febbraio 2025

10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 che cosa sceglieresti?»I bambini vedono le varie parti del corpo in modo funzionale, perciò c’è chi vorrebbe le gambe di un ghepardo per correre meglio, chi le orecchie a punta per assomigliare a un elfo; i giovani adulti, invece, vedono il corpo come strumento relazionale e vorrebbero cambiare la fronte troppo alta, la pelle, gli occhi piccoli, le orecchie grandi, la statura. Tale domanda invece non va assolutamente posta agli adolescenti, perché nella trasformazione non tutto è armonico e la crisi di crescita li porta a rifiutare tutto di sé. È ora di liberare la sala perché è tardi, ma nessuno si alza: tutti sentono ancora il bisogno di sapere, di capire, di formarsi. Con insegnanti, genitori, nonni, educatori, operatori così, bambini e ragazzi hanno una speranza di crescere in modo più sereno e armonico, perché nessuno si sente il detentore della verità, ma li vuole semplicemente accompagnare e guidare nel cammino verso l’età adulta. Per chi desidera approfondire non mancano gli spunti bibliografici: «Tutto troppo presto», «L’età dello tsunami», «Parlami dell’amore», «Uomo e donna: che cosa dicono le neuroscienze», i corsi di Marco Maggi, i libri di Alessandro D’Avenia per i ragazzi più grandi. L’elenco potrebbe continuare. Infatti tutti attendono il prossimo appuntamento del 10 marzo su «Il limite dentro di noi: per un’educazione alle emozioni», non semplici da gestire neanche per l’adulto. Un adulto che, ancora una volta, deve esserci e con i suoi lobi frontali in piena funzionalità. questa fase è molto importante la figura dell’amico/amica del cuore, che accompagna l’uscita dalla famiglia. Nella piena adolescenza, invece, i ragazzi si creano una loro personalità e si sviluppa il pensiero astratto. Capita che, in questa fase, molti ragazzi vogliano abbandonare attività svolte fino a quel momento: è giusto cedere o bisogna insistere perché continuino? Per prima cosa si deve restare fermi sul fatto di mantenere l’impegno assunto per l’anno in corso: ti sei iscritto a basket e finisci l’anno a basket; il prossimo anno, se vuoi, puoi fare qualcos’altro. Su questo non si può essere «morbidi», pena la mancata formazione alla responsabilità. Successivamente è importante parlare e chiarire il perché della voglia di abbandono, facendo anche leva sulle emozioni: che cosa senti prima della partita? Una fitta allo stomaco, come prima di un’interrogazione? Se ci sono problemi relazionali in squadra o con l’allenatore, è utile parlare con la società sportiva e, se il problema causa al ragazzo un autentico blocco, solo in quel caso l’abbandono è giustificato. Ancora una volta, per capire bisogna esserci: qualsiasi cosa accada, i ragazzi non devono essere lasciati soli. I nostri figli, inoltre, hanno tanta paura di deluderci e, se finiscono nei guai, tendono a nasconderlo. Ecco perché è importante che il messaggio arrivi prima: qualunque cosa accada, io ci sono. E, se succede qualcosa di serio, più che alla punizione bisogna pensare alla sanzione: la punizione è sempre vista come un accanimento o come una reazione di pancia da parte dell’adulto e provoca o l’effetto contrario oppure una chiusura ermetica; la sanzione, invece, poggia su regole già stabilite prima, come gli sport di squadra insegnano. L’incontro si conclude con un significativo video, dove alle persone coinvolte viene chiesto «Se tu potessi cambiare una parte del tuo corpo,

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