1-2 Gennaio-Febbraio 2025

9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 sia servito a niente. Può essere di aiuto la metafora dello zaino: finché un figlio è bambino noi riempiamo il suo zaino con tutto ciò che ci sembra utile e formativo (parrocchia, scout, corso di lingue, sport …); a partire dalla preadolescenza lui svuota questo zaino e lo riempie con i suoi criteri di scelta. E noi, sia pure con dolore, dobbiamo accettare il fatto di veder lasciato fuori, per terra, proprio ciò che a noi tanto piaceva, perché le scelte ora sono le sue. Noi possiamo dire la nostra, senza trincerarci in un rancoroso «fai quello che vuoi», ma anche senza imporre. Dire la nostra, ma aiutando i figli a dare voce ai loro pensieri, alle loro emozioni: questo che cosa ti dice? Come ti senti? Secondo te perché piace tanto a tutti? Di fronte all’esposizione discutibile di abiti, parole e pose di personaggi famosi – soprattutto sui social – non va persa l’occasione di «vaccinare» i nostri figli contro la superficialità e la fama immeritata di chi non ha niente da dire e riceve molti soldi proprio per questo. Il pudore protegge il bello che c’è dentro di noi e nel nostro corpo, la vergogna nasconde il brutto: questi due sentimenti non vanno confusi. È probabile che i nostri figli e nipoti ci cataloghino come vecchi fuori tempo, ma intanto, in questi momenti, noi accanto a loro ci dobbiamo essere. E con l’affettività come la mettiamo? Un bambino piccolo di solito è pronto a ricevere qualche spiegazione quando la chiede. I bambini dagli 0 ai 3 anni sono semplicemente curiosi di sapere come sono fatti, loro stessi e gli altri, senza i significati che noi attribuiamo alla sessualità; più avanti si raggruppano secondo la preferenza dei giochi. Alle elementari sono molto impegnati, come già si diceva, sul piano cognitivo della scoperta di nuove realtà, esperienze, informazioni. Alle medie maschi e femmine tendono a separarsi: i maschi, insieme ai coetanei, esplorano il mondo, mentre le femmine tendono a esplorare l’interiorità. In ritrova il coraggio di uscire, sapendo che nel cane avrà sempre un amico e mai un giudice. E noi, come reagiamo al dolore dei nostri figli? Forte è la tentazione di cercare e proporre una soluzione, magari con ripetute insistenze, prendendo come punto di riferimento ciò che vorremmo per noi stessi… e il risultato è il muro. Il dolore dei nostri figli interpella anche il nostro dolore e lì rimaniamo bloccati pure noi. Quello scatolone è la soluzione creativa, che riassume tanto del non detto: non è la mamma a proporre, lascia che sia il ragazzino a scoprire e a scegliere. Non vanno dimenticate, a questo punto, le fasi di sviluppo del cervello di un bambino: se l’età delle elementari è tutta una scoperta e un’attivazione di nuove sinapsi, già alle medie avviene una sorta di «potatura», come se il corpo eliminasse ciò che non serve. Da qui l’importanza di far vivere a un bambino esperienze importanti durante l’infanzia, altrimenti il cervello, una volta chiusi certi canali, renderà anche quasi impossibili certe forme di apprendimento. Ma che fatica durante questa potatura: il cervello sembra un cantiere con cartelli, divieti, rallentamenti, blocchi… Tutto ciò che durante l’infanzia era rimasto sopito ora esplode: le emozioni sono al massimo e senza le strategie di controllo. E qui deve intervenire, ancora una volta, la stabilità dell’adulto. I poveri genitori hanno l’impressione che tutto ciò che hanno fatto in precedenza non

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