11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 I DATI DEL PNRR PER LA SCUOLA Gian Carlo Sacchi, esperto di politiche scolastiche Quale sia veramente lo stato di attuazione del PNRR è difficile da stabilire con precisione, innanzitutto perché non c’è trasparenza nella fornitura dei dati, il piano subisce frequenti cambiamenti, ci sono notevoli ritardi, sia nell’assegnazione delle risorse, sia nell’attivazione dei progetti. Cosa succederà se non rispetteremo le scadenze del 2026? Con un po’ di fatalismo si potrebbe affermare che lo capiremo solo vivendo. Anche la scuola rientra tra i settori oggetto di finanziamenti europei, con un notevole livello di complessità; la componente edilizia è stata affidata ai Comuni, i quali, soprattutto i più piccoli, non hanno il personale con competenze tecniche adatte e sui territori è spesso mancato l’aiuto sia in termini progettuali che in merito alla burocrazia degli appalti, mentre per quanto riguarda gli aspetti dell’innovazione scolastica è stato il ministero a guidare le scuole, scelte in modo unilaterale e costrette a redigere progetti telematici, anche qui con gravi divari di tipo territoriale. L’UE è stata molto esigente richiedendo una serie di riforme sulle quali adagiare i progetti stessi, che alcuni Paesi con una governance più decentrata hanno svolto con maggiore facilità, mentre il nostro sistema così centralizzato ha avuto la necessità di imbastire dei cambiamenti che hanno dovuto coinvolgere il Parlamento, con quanto comporta in termini di complicazioni politico-burocratiche. La Fondazione Agnelli ha monitorato l’utilizzo dei finanziamenti nel settore, che si era fermato al 17% nello scorso anno, soprattutto per la realizzazione di quei progetti che volevano qualificare il sistema scolastico: nuovi linguaggi e nuove competenze, un segnale che dimostrava tra l’altro anche lo scarso interesse per l’innovazione didattica. Quest’anno un nuovo rapporto mantiene il refrain dei ritardi; è stato speso meno di un terzo delle risorse assegnate, in modo particolare negli investimenti per gli interventi strutturali. Siamo tutti consapevoli che il PNRR rappresenta un’occasione unica per l’istruzione nel nostro Paese, per ampliare i servizi verso i più piccoli, per migliorare gli apprendimenti scolastici nel confronto internazionale e per far alzare la percentuale di giovani laureati in riferimento alla media europea; è però lecito avere dei dubbi – sottolinea il rapporto – sulla capacità dell’Italia di realizzare in modo efficace sia gli interventi finanziari, sia le riforme pattuite a livello di UE. Si tratta, com’è noto, di sei provvedimenti, di cui cinque sono ancora in via di definizione e il sesto, che pareva il più importante, sulla formazione e la carriera dei docenti, ha alquanto deluso, perché la prima stenta a decollare, anche per la pesantezza del precariato che condiziona le assunzioni e la seconda non è nemmeno partita. Aumentare le risorse economiche senza migliorare l’efficienza e l’efficacia dei meccanismi di spesa conduce ad uno spreco di denaro pubblico, ma si corre anche il rischio di subire la sospensione del finanziamento, com’è accaduto quando l’Italia non arrivò all’obiettivo della costruzione di nuovi alloggi per studenti universitari. Sul fronte degli investimenti le spese effettive continuano a procedere con lentezza.
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