1-2 Gennaio-Febbraio 2025

VIII LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 Vogliamo innanzitutto dire che noi studieremo la scuola ma senza perdere di vista l’uomo, la sua dignità, il suo valore, il suo fine e poi a proposito del rapporto vogliamo affermare che esso può essere impostato in un solo modo: la scuola dovrà avere come compito supremo il potenziamento e la perfezione della persona umana in ordine al suo fine ultimo, nel rispetto dei suoi legittimi fini intermedi e terreni. La scuola, pertanto, non dovrà mai servirsi dell’uomo per il conseguimento di un fine. [omissis] Il fine dell’uomo trascende tutti questi fini terreni e merita, pertanto, che tutti siano subordinati al suo conseguimento. La scuola non deve, inoltre, far dimenticare l’uomo, la scuola per se stessa non ha un senso, con la scuola bisogna raggiungere l’uomo. Noi affermiamo che al centro dell’azione scolastica, che è azione educativa, sta la persona spirituale dell’uomo e cioè dell’adolescente, del giovane in formazione e questo riteniamo che sia un programma di azione integralmente e intimamente cristiano. [omissis] L’uomo per noi, in quanto spirito individuo, è valore sommo di fronte a tutti i valori creati, inferiore solo a Dio al quale è ordinato [omissis] Ora se l’uomo è il valore massimo della creazione il solo rapporto che si può stabilire tra la scuola e l’uomo è il seguente: la scuola per l’uomo o più cristianamente ancora la scuola al servizio dell’uomo. E perciò col nostro binomio la scuola e l’uomo e col rapporto che sottintende noi non abbiamo solo dato il titolo a un foglio stampato ma abbiamo anche precisato ed elevato a vessillo un programma di azione che esprime e precisa il compito che ci vogliamo assumere nella storia e nell’ordinamento interiore ed esteriore della scuola italiana. [omissis]. Le persone dei nostri discepoli meritano tutta la nostra dedizione, tutto il nostro sacrificio. Noi le serviremo educandoL’UCIIM: DA OTTANTA ANNI AL SERVIZIO DELLA SCUOLA E DELLA SOCIETÀ Elena Fazi, Vicepresidente nazionale vicaria Le radici e le ali Parafraso così un proverbio indiano del Québec... «Gli educatori possono dare due cose agli allievi: le radici e le ali. La grandezza e il vigore delle ali dipendono dalla profondità e dalla robustezza delle radici». Le radici… Inizio il mio intervento partendo dalle nostre profonde e robuste radici, dalla rivista, quando la stessa era il supplemento per gli insegnanti allegato al BOLLETTINO di Studium del luglio 1944 e riportando stralci del testo con cui Gesualdo Nosengo spiega le ragioni di questo nome. «Si richiama l’attenzione sopra i due termini la scuola e l’uomo e sul loro reciproco rapporto. I termini stanno ad indicare quali sono le realtà nelle quali o verso le quali è orientata tutta la nostra azione come insegnanti ed educatori; l’accostamento di essi ci dà modo di affermare con la nostra dottrina e con la nostra azione in quale specifico rapporto devono essere posti.

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