17 Anno LXXXIII Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2026 agli sguardi increduli di fronte ai comportamenti a volte stravaganti del «malato», come: salti improvvisi, vocalizzi, stereotipie, routine bizzarre o qualsiasi altro atteggiamento poco funzionale al contesto in cui si trovano. È proprio in questi frangenti che iniziano a costruire una corazza solitaria, si sentono incapaci di spiegare ciò che provano o, forse, non hanno nemmeno voglia di farlo perché non vogliono compassione o domande retoriche: credono che per capire bisogna «sperimentare di persona». Alla solitudine si unisce anche un’eccessiva responsabilizzazione, soprattutto in quei casi in cui i genitori mettono sulle loro spalle «il peso delle due bisacce». Molti Sibling, in questi casi, sono capaci di enormi sforzi e sacrifici inenarrabili per non deludere le aspettative, per regalare un sorriso su quei visi bui, stanchi, delusi e spenti. Iniziano magari ad eccellere a scuola o in altri settori. Talvolta è proprio l’impegno nello studio che apre loro la porta della speranza in una vita che potrà essere diversa, che potrà ripagarli della tanta sofferenza provata senza un apparente giustificato motivo. Ma non sempre è così, in altri casi è la scuola stessa che può contribuire a frustrarli. Per questo ha senso ricordare sempre che «nessun bambino è perduto finché avrà un docente disposto a credere in lui». I «tesori» dei Sibling I Sibling sono a volte considerati i «favoriti dalla sorte» per via della buona salute. Sono tipo bio-psico-sociale e da differenti meccanismi di funzionamento della famiglia di appartenenza, si possono individuare stati emotivi e affettivi tipici e ricorrenti: tristezza, rabbia e senso di colpa, paura, isolamento e vergogna, bisogno di primeggiare per sopportare meglio «il peso delle due bisacce» (dover dare il doppio delle soddisfazioni), eccellere negli studi o, al contrario, manifestare problemi di apprendimento e comportamento. Sotto la punta dell’iceberg È facilmente immaginabile la tristezza che un bambino possa provare nello scoprire che il fratello o la sorella non corrisponde a quanto desiderato: è diverso da quello dei propri amici e non risponde in maniera socialmente adeguata ai tentativi di interazione a causa di carenze cognitive e/o fisiche. Dietro alla tristezza, inevitabilmente insorge la rabbia per non riuscire a capire perché ciò sia capitato proprio al suo nucleo familiare, al contempo, nasce anche il senso di colpa verso il sentimento provato. Ciò si verifica soprattutto durante l’infanzia, in cui a far da padrone è il pensiero magico: gli invisibili possono arrivare a pensare di aver compiuto qualche azione che ha causato il problema. Nell’adolescenza, invece, il senso di colpa muta e riguarda il proprio stato di salute che contrasta con quello del fratello o della sorella; inoltre, il senso di colpa può investire anche la proiezione futura, quella di non essere capaci di prendersi cura del malato dopo la morte dei propri genitori così pure il desiderio legittimo di non volere diventare il «caregiver a vita» dell’altro. Alcune domande ricorrenti potrebbero rabbuiare le loro giornate: «Avrò mai una vita tutta mia? Quando potrò essere uguale, indipendente come lo sono sempre stati gli altri? Avrò una famiglia felice con dei figli «normali» a cui dare ciò che a me è stato precluso?». La malattia, ancora oggi sul piano sociale, continua a creare imbarazzo misto a vergogna, i Sibling sono particolarmente vulnerabili
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