La Scuola e l'Uomo - n. 1-2-Gennaio-Febbraio 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2021 33 Dialogo: vita di relazioni Per la vita di relazione un compito fon- damentale della scuola è, e sarà sempre più pressante nei prossimi anni, quello di educa- re alla collaborazione in ogni attività; cioè a sapere interagire costruttivamente con altri per un comune progetto. Le attività profes- sionali in cui si deve operare collaborando con altre persone sono in aumento. Spesso si ritiene che facendo da soli si raggiunga il risultato in modo più significativo, è proprio dal confronto e dallo scontro tra diverse po- sizioni, dal mettere insieme competenze e linguaggi differenti che permette di arrivare a risultati validi; ogni oggetto nuovo nasce comunque dal collegamento con patrimoni di attività e conoscenze elaborate in preceden- za da altri. Non è sempre facile intendersi con altri ed ambiguità o incomprensioni sor- gono facilmente; in genere è più facile dis- sentire e criticare negativamente un lavoro di altri piuttosto che mettersi a collaborare davvero per un progetto comune. Rinunciare anche al proprio orgoglio, sintomo spesso di difesa ed insicurezza, per mettersi nei panni dell’altro e tenere conto dei di- versi punti di vista può essere difficile, ma è un dato del nostro vivere ed in- teragire di ogni giorno. In tutto ciò la scuola offre un contesto significativo: è uno spazio unitario, di attività comu- ni, con risorse collettive, in cui opera- no diverse personalità. Le rapide trasformazioni sociali e tecnologiche esigono un impegno di formazione permanente. Questo qua- dro complesso di cambiamenti sociali, produttivi e culturale indica che non si finisce mai di imparare. Le conoscen- ze si rinnovano; si modificano anche i modi di operare; la maggior parte delle professioni richiedono periodicamente nuovi studi ed aggiornamento; resta- re in contatto con progressi e novità scientifiche e tecnologiche appare in molti casi un dato necessario. La scuo- la in questa prospettiva dovrebbe di- ventare lo spazio in cui si fondano la capacità e gli stimoli per un’autofor- mazione, l’esperienza che spinge e fa- vorisce una ricerca personale. cui fare riferimento, o al seguire in modo opportunistico idee e novità proposte dalla moda culturale. Certamente un cambiamen- to che avviene solo per fattori esterni non è segno di una personalità formata; la capacità di comprendere il nuovo è possibile solo se si possiede un patrimonio di scelte e di valori con cui fare interagire le novità; l’adesione acritica al nuovo non porta al rinnovamen- to ma all’azzeramento del vissuto. È però ugualmente negativo non essere disponibile a comprendere che cosa accade di nuovo, non leggere i nuovi segnali, non modificare i propri schemi e modelli alla luce di nuo- ve informazioni. Appare molto importante il confrontarsi con ogni nuova esperienza co- me possibile fonte di situazioni positive; un tale atteggiamento di disponibilità culturale comporta anche una tolleranza verso le idee diverse e le persone differenti. Educare in questa direzione è un altro dei compiti che viene richiesto alla scuola; da questo deriva anche un diverso modo di trattare l’errore: non solo un fatto negativo, ma usarlo per ca- pire meglio.

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