La Scuola e l'Uomo - n. 1-2-Gennaio-Febbraio 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2021 30 in cui vengono percepiti, che spesso è diverso da quello che i tecnici avevano proposto. Le attività della scuola devono potenzia- re l’interazione con le comunità locali. Si tratta di costituire un «sistema educativo integrato» territoriale che impegni l’intera comunità, intesa come l’insieme di tutte le agenzie educative, a ricercare coordinamen- to e integrazione nell’azione di sostegno alla crescita della persona umana. Tale iniziativa non viene affidata ad una singola istituzione, bensì richiede un «tavolo» dove si praticano alleanze e si presti attenzione alla qualità. Il tavolo «territoriale» assume un enorme va- lore, in quanto raccoglie il pluralismo delle visioni e delle competenze mediandole e in- dirizzandole allo stesso obiettivo di promuo- vere la continuità tra le diverse esperienze formative del territorio e le molteplici agen- zie che concorrono allo sviluppo culturale e sociale dei minori: ente locale, scuola, fami- glia, associazioni, utilizzando gli strumenti giuridici previsti dall’autonomia. Questa attività non si basa sui risultati ma sui processi (un’autovalutazione assistita): il riesame del sistema è una delle leve fon- damentali del miglioramento continuo, che seguito da «audit» esterni può portare alla certificazione di qualità (ISO 9001: 2000). Si sono costituiti in diverse realtà «gruppi qualità» formati da persone rappresentative di funzioni scolastiche e territoriali, curando il coinvolgimento di tutti gli interessati, sia per la parte di chi elabora e fornisce il ser- vizio, sia di chi esprime delle aspettative, in modo da instaurare una modalità collabo- rativa, evitando comportamenti conflittuali tra le parti, come purtroppo avviene ancora, da parte di chi si sente in diritto di preten- dere determinati standard di servizio o di risultati scolastici. Tali gruppi/tavoli devo- no servire ad allargare la visuale delle varie componenti sui problemi generali dell’isti- tuto, uscendo da logiche particolaristiche, a difesa della propria situazione e ponen- dosi di fronte al cambiamento con disponi- bilità e motivazione, nonché la capacità di coinvolgere progressivamente altre persone interessate. Un tale impegno dovrà rientra- re nella logica di leadership diffusa, anche mediante l’individuazione di figure profes- sionali specifiche. le mete da raggiungere, osservabili e misu- rabili, valutando con attenzione l’impatto e la fattibilità dei vari processi. Il risultato atteso è sintetizzato nella re- visione consapevole del Piano dell’Offerta Formativa e nella definizione del curricolo d’istituto nelle sue linee generali: ambien- te di apprendimento, disagio scolastico, in- tegrazione alunni stranieri; approccio me- todologico, nuove tecnologie, dimensione organizzativa e valutazione degli alunni e dell’istituto stesso. Tali ambiti sono stati in- dividuati dai punti forti e deboli già fotogra- fati nei suddetti questionari e/o dal rapporto di autovalutazione. I docenti e i dirigenti scolastici tendono però a sentirsi oggetto del sistema valutati- vo, a non riconoscersi un ruolo attivo, da qui l’esigenza di recuperare le istanze interne che spingono verso una valutazione di natura più professionale e culturale. L’autoanalisi locale permette la tempe- stività del controllo della qualità dell’eroga- zione del servizio da parte degli operatori, sancisce che sono effettivamente respon- sabili di quello che fanno. Grazie a ciò essi sono in grado di percepire gli spazi di discre- zionalità e di possibilità di cambiare. Tale pratica costituisce la possibilità di rendere intersoggettivo il tratto professionale; il suo rendimento è superiore se è inserito in un sistema integrato di valutazione che com- prende la qualità erogata, com’è, come do- vrebbe essere e come viene percepita dagli stakeholder . Si rende sempre più necessa- ria, come si è detto, se c’è vera autonomia della scuola nell’ambiente dove opera, che non sia semplicemente esecutrice di ordini centrali. L’autonomia infatti è un modo di essere culturale, ma com’è noto sono anco- ra più del 50% le decisioni che riguardano la scuola e che sono prese secondo la logica burocratico-piramidale. Dagli imprenditori arriva l’idea che con l’autonomia la scuola diventi un’impresa e quindi abbia bisogno di modalità di controllo adottate in ambito economico, la qual cosa si diffonde a livello europeo soprattutto nel settore della formazione professionale. La qualità come cultura del servizio reso ai clienti; i risultati non sono giudicati per il loro contenuto intrinseco, bensì per il modo

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