La Scuola e l'Uomo - n. 1-2-Gennaio-Febbraio 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2021 27 U n’organizzazione può definirsi capace di apprendere se ha sviluppati processi di riflessione rivolti al proprio interno e verso l’esterno per promuovere innovazio- ni; tale funzione si svolge nella relazione tra apprendimento e cambiamento coinvolgen- do tutti i soggetti interessati, ed è finalizza- ta all’autogoverno. Sarà la valutazione a focalizzare la diffe- renza non solo tra obiettivi programmati e risultati, ma tra i valori sottesi al progetto ed i mezzi impiegati nel fare scuola. Essa richie- de una professionalità da parte dei docenti centrata sulla ricerca-azione cooperativa, che consenta di acquisire competenze in maniera integrata con l’esperienza di lavo- ro, frutto di metodologie di autoanalisi. Essi infatti si configurano non solo come esperti disciplinari, ma anche gestori di una didat- tica che opera in un clima di «decisionalità diffusa», in rapporto all’utenza ed al terri- torio, valutatori della qualità dei processi in direzione del miglioramento continuo. Fondata sulla teoria dell’organizzazione tale tipo di scuola è da considerarsi al traino dell’economia, in una prospettiva funzionali- sta, in cui è presente un grande investimen- to sulla qualità, senza tuttavia aumentare la percezione di autoreferenzialità. Operazioni di questo genere sono apprezzate da una fa- scia ristretta di genitori, quelli che ne condi- vidono il linguaggio, ma che poi si aspettano risultati assai poco innovativi. L’agire didattico deve tenere conto di un intreccio di esigenze e pregiudizi e le me- todologie innovative importate dal mondo del management devono essere effettuate a ragion veduta. Parole come «valore», «ri- sorsa», «efficienza», «efficacia» fanno ormai parte del lessico scolastico, ma assumono una diversa valenza a seconda che si faccia riferimento ad un contesto educativo o a uno produttivo. La scuola è più lenta dell’economia e se si fa tirare da quest’ultima impara ad anda- re più forte ? Le opinioni sono controverse e anziché modellarsi sull’ideologia econo- mica, che ha soppiantato quella politica, non sarebbe stato più utile fondarsi su una riflessione pedagogica che sappia trovare una compatibilità con le esigenze del mondo aziendale e del mercato del lavoro. Si veda ad esempio il mancato raccordo tra gli indi- rizzi professionalizzanti e la formazione ge- nerale, che risentono della tradizione di tipo classico e delle scelte di famiglie sempre più acculturate che vedono i loro figli, proietta- ti verso l’università, frequentare una scuola superiore di preferenza liceale quasi come zona di parcheggio e come rito di passaggio verso un’età adulta ad alto potenziale cultu- rale e professionale. Economia e pedagogia dovrebbero rispet- tarsi nelle diverse particolarità, stipulare intese evitando che le «passerelle» cadano se non si sarà trovata la giusta velocità d’in- nesto tra i due mondi. Il tentativo di dominio di un mondo sull’altro potrebbe riuscire solo in parte, alimentando la loro estraneità, co- me accade in certe esperienze di alternanza scuola-lavoro, fino a determinarne il ridi- mensionamento, soprattutto nei licei dove è stata rifiutata proprio da chi pensa che tale tipo di scuola non abbia bisogno di una nuova identità perché, come si è detto, è solo un momento di transizione. I vecchi modelli burocratici imprigionano le organizzazioni in una gabbia di regole e di routine dall’effetto paralizzante soprattut- to quando si tratta di ricerca e innovazione. Essi non sono in grado di apprendere perché ai propri membri vengono imposte strutture di pensiero che scoraggiano l’autonomia; al contrario devono essere in grado di compren- dere rapidamente le condizioni ambientali e di valutare criticamente le situazioni opera- L’APPRENDIMENTO ORGANIZZATIVO DELLA SCUOLA Gian Carlo Sacchi, Esperto di politiche scolastiche
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