Gennaio-Febbraio 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2020 16 Q uando leggiamo che Eratostene (275- 195 a.C.), «misurò con grande pre- cisione il meridiano terrestre» (1), la fantasia esaltata dalle prestazioni della tecnologia sofisticata del nostro tempo, spe- cialmente in ordine alla ricerca spaziale, ci porta a immaginare di essere alla presenza di un genio mago, che anticipa di molti se- coli una conoscenza attingibile facilmente adesso, oppure di uno sconosciuto avanza- mento tecnologico nel terzo secolo avanti Cristo. Né l’una né l’altra delle due ipote- si: perché il genio mago non esiste e nep- pure questi ha bisogno di grandi mezzi per dar corso a scoperte che, col senno di poi, si rivelano quasi alla portata di una persona normale di media cultura. Il suo è, in gene- re, un salto di pensiero che corregge sostan- zialmente il consolidato senso comune in ordine alla conoscenza del mondo sensibile. Un salto, magari senza una spiegazione logi- ca, ma non ex abrupto; il quale, concepito sulla base di un solido substrato culturale, si rivela al maturarsi di certe determina- te condizioni che lo rendono condivisibile Nel caso in argomento, si trattava di «un celebre filologo, matematico, geografo, tra gli ingegni più versatili del suo tempo» (F. Palazzi) (2); un tempo, il suo, di grandissi- mo fervore intellettuale, qual era la stagio- ne della grande cultura alessandrina, fiorita per l’appunto ad Alessandria d’Egitto, at- torno al Museo e a quella famosa e ricchis- sima Biblioteca di cui Eratostene fu anche sopraintendente (prostàtes). L’ambiente era quindi propizio, dato che le conoscenze di base riguardo alla geometria e alla astrono- mia erano di altissimo livello. La sua genia- lità è stata nell’avere ottenuto il risultato – grazie ovviamente alla sua grande compe- tenza teorica – con uno strumento di mini- ma dimensione e di estrema semplicità: lo gnomone, ossia quel semplicissimo stilo ado- perato per misurare, mediante la lunghezza della sua ombra, l’altezza del sole e quin- di l’ora del giorno. Nel caso di Eratostene esso era infisso in una meridiana a forma di scodella sferica, in modo che l’ombra avesse la forma di un arco di circonferenza e con- sentisse perciò di apprezzare anche l’angolo del raggio solare con la verticale del luogo. Il ragionamento di Eratostene per risalire da questa linea d’ombra alla misura del me- ridiano terrestre parte dalla constatazione, certamente a lui nota, del fenomeno illustra- to in un famoso passo della Naturalis Histo- ria, ( 2.183 ) di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.): «si tramanda che nella città di Siene, che si trova cinquemila stadi al di là di Alessandria, IL GENIO APPARTIENE ALLA NORMA Giuseppe Terregino, Docente di Matematica e Fisica (1)  F erdinando P alazzi , Mythos , Bruno Mondadori, Milano 1991, p. 109. (2) Ibidem.

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