Gennaio-Febbraio 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2019 26 Si percepisce chiaro il senso di lealtà e di accettazione. il vero regista di un processo complesso, il docente, lascia la scena al- l’alunno perché possa dare voce alla sua vo- ce e affermarsi, nel momento in cui parla, come soggetto agente e non esecutore pas- sivo di comandi esterni. Vedi e ascolti docenti competenti confer- mare un «modus operandi» naturale e con- sueto che non si improvvisa. come si può non dire loro: «bravi». que- sto è il vostro risultato, continuate a dare anche se dovete sobbarcarvi carichi di lavo- ro e di rinunce, di sacrifici molto spesso non riconosciuti, omologazioni e critiche da par- te di chi, per scoraggiarvi, nel tentativo di evitare che si creino modelli positivi e deon- tologicamente virtuosi con cui doversi, ine- vitabilmente, misurare davanti agli alunni, ai genitori, all’intera comunità scolastica, è pronto a dirvi… «ma chi te la fa fare?». Da docente e da dirigente scolastica ho sempre pensato che ciò che ci legittima maggiormente nella nostra vita professiona- le e sociale è quello che ci lasciamo dietro, ciò che gli altri, prima ancora che noi stes- si, ci riconoscono, è quel pezzo di noi che i nostri giovani portano con sé, che, più spes- so di quello che pensiamo, orienta, quindi, determina le loro vite. questi docenti sono il tesoro della scuola italiana, quelli che producono qualità nel si- stema e a cui lo Stato deve riconoscere un differente «status» non solo materiale ma anche morale, rispetto a chi…? a quelli che, senza finzioni e con reali- smo, possiamo affermare approcciare il pro- prio lavoro in modo «diverso». un rapporto con gli alunni a loro affidati che comincia e finisce esclusivamente con l’ora d’aula. non si vuole negare o escludere, almeno non sempre, la conoscenza della propria di- sciplina ed è spesso proprio dall’alto di que- sta autoconsapevolezza, assunta come muro di separazione piuttosto che ponte di co- struzione, è proprio da questa sorta di «esclusività» che essi segnano il limite tra il sé ed il soggetto che apprende: la persona con il suo mondo, il portato di un’esperien- za e di un’esistenza che ha bisogno di esse- re conosciuta e presa in carico perché si stabilisca il contatto dal quale si originerà, si fonderà quell’innesto magico della tra- smissione della conoscenza. Modelli e moduli di vita prima ancora che disciplinari, un interscambio di momenti empatici, presupposto fondamentale per quell’approccio umanistico al quale si ispira la ricerca di thomas gordon nel testo «inse- gnanti efficaci» dove sono contenute le tesi del Teacher Effectiveness Training . uno sguardo attento ai cardini su cui si fonda il rapporto alunni/insegnante, quest’ultimo che riflette sulla propria fun- zione per spostare l’azione verso una alle- anza pedagogica, prima ancora che didatti- ca, in cui trova spazio la pratica dell’accet- tazione e dell’ascolto attivo. i risultati alla fine pagano, non c’è un sog- getto che vince e l’altro che perde ma, piut- tosto, una virtuosa ridondanza di traguardi da raggiungere, con regole condivise e con un consapevole esercizio del proprio ruolo, decisivo, fondamentale, delicatissimo. abbandoniamo il terreno del pregiudizio per favorire una riflessione ancora più pro- fonda sul significato del nostro ruolo di edu- catori per esercitarlo con maggiore orgo- glio, ricerchiamo con continua e rinnovata convinzione quelle relazioni educative sen- za le quali non si perseguono finalità e non si raggiungono mete e obiettivi, meditiamo su piccoli-grandi momenti, come quelli qui descritti, che hanno segnato e continuano a segnare la storia della Scuola secondo costi- tuzione, la Scuola del… «non uno di meno».
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