gennaio-febbraio 2018

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2018 4 S p i r i t u a l i t à LA POLITICA E IL BENE COMUNE Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Mi piace iniziare la mia visita a Cesena incontrando la cittadinanza, in questo luogo così significativo per la vita civile e sociale della vostra città. Una città ricca di civiltà e carica di storia, che tra i suoi figli illustri ha dato i natali anche a due Papi: Pio VI, di cui ricordiamo il terzo centenario della na- scita, e Pio VII. Da secoli questa Piazza costituisce il pun- to d’incontro dei cittadini e l’ambito dove si svolge il mercato. Essa merita dunque il suo nome: Piazza del Popolo , o semplice- mente « la Piazza », perché è del popolo, spazio pubbli- co in cui si prendono de- cisioni rile- vanti per la città nel suo Palazzo Co- munale e si avviano ini- ziative econo- miche e sociali. La piazza è un luogo emble- matico, dove le aspirazioni dei singoli si confrontano con le esigenze, le aspettative e i sogni dell’intera cittadinanza; dove i gruppi particolari prendono coscienza che i loro desideri vanno armonizzati con quelli della collettività. Io direi – permettetemi l’immagine –: in questa piazza si «impasta» il bene comune di tutti, qui si lavora per il bene comune di tutti. Questa armonizzazio- ne dei desideri propri con quelli della comu- nità fa il bene comune. In questa piazza si apprende che, senza perseguire con costan- za, impegno e intelligenza il bene comune, nemmeno i singoli potranno usufruire dei lo- ro diritti e realizzare le loro più nobili aspi- razioni, perché verrebbe meno lo spazio or- dinato e civile in cui vivere e operare. La centralità della piazza manda dunque il messaggio che è essenziale lavorare tutti insieme per il bene comune . È questa la ba- se del buon governo della città , che la ren- de bella, sana e accogliente, crocevia di ini- ziative e motore di uno sviluppo sostenibile e integrale. Questa piazza, come tutte le altre piazze d’Italia, richiama la necessità, per la vita della comunità, della buona politica ; non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di inte- ressi. Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimen- to delle persone, la loro progressiva inclu- sione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali – esse infatti non sono un pozzo senza fondo ma un teso- ro donatoci da Dio perché lo usiamo con ri- spetto e intelligenza. Una politica che sap- pia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza. Questo è il volto autentico della politica e la sua ragion d’essere: un servizio inesti- mabile al bene all’intera collettività. E que- sto è il motivo per cui la dottrina sociale della Chiesa la considera una nobile forma di carità. Invito perciò giovani e meno gio- vani a prepararsi adeguatamente e impe- gnarsi personalmente in questo campo, as- sumendo fin dall’inizio la prospettiva del bene comune e respingendo ogni anche mi- nima forma di corruzione. La corruzione è il tarlo della vocazione politica. La corruzione non lascia crescere la civiltà. E il buon poli- tico ha anche la propria croce quando vuole essere buono perché deve lasciare tante volte le sue idee personali per prendere le iniziative degli altri e armonizzarle, acco- Visita Pastorale di Papa Francesco a Cesena e Bologna

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