gennaio-febbraio 2018

trascurati, lasciando il conto da pagare ai po- steri, o perché il neocapitalismo, in tumul- tuosa trasformazione tecnologica, se da un lato migliora la qualità e la durata della vita, dall’altro non riesce a garantire a tutti nep- pure le conquiste sindacali del secolo scorso. Privilegiando la sovranità del consumatore planetario, costituito da pochi ricchissimi e da molti poverissimi o impoveriti e frustrati, i signori del mercato, inseguendo profitti ta- lora illeciti, sfruttano i lavoratori, mortifi- candone la dignità di persone e di cittadini, che si trovano così in difficoltà a program- mare il loro futuro e a costruirsi una famiglia. Questa realtà, schematicamente abboz- zata, non è solo frutto di fatalità, di cupidigia e di rapine, o di progresso tecnologico, in sé positivo, ma è anche costituita da un com- plesso di beni e strumenti di cui possono co- munque avvalersi le nuove generazioni. Questo almeno se intendiamo l’eredità non solo come lascito di debiti da pagare e di rendite di cui godere, ma anche come talenti da investire, con umiltà, creatività e coraggio, ricupe- rando lo spirito dei ricostrut- tori del Dopoguerra, senza lasciarsi irretire da nostal- gie regressive di passate stagioni. I padri e le madri costituenti pensa- rono infatti che fosse giunto il mo- mento di interrom- pere il circolo perverso che spesso ha portato le società dal caos alla ditta- tura. Confidarono che le nuove generazioni si sarebbero in qualche modo convinte della ne- cessità di scegliere la più razionale fra queste due al- ternative: o dialettica plurali- stica , libertà regolata, lotta democratica, sviluppo solidale e pace, oppure ingiustizia sociale, violenza, caos, dittatura, retorica ingannatrice e guerra. La Costituzione è stata pensata in questa prospettiva ed è an- cora ritenuta un capolavoro di saggezza e di bellezza. Mentre però un’opera d’arte, come un quadro o una poesia, non sopporta rifaci- menti ed esaurisce la sua funzione nel con- sentire la fruizione estetica, la Costituzione è anche uno strumento di regolazione della vita e di guida per il legislatore, e resta pur sempre nelle sue mani. E come tutti gli stru- menti, è passibile anche di qualche cambia- mento, come del resto è accaduto più volte, con le procedure previste dall’art. 138, anche col diretto intervento del popolo, in caso di referendum. È vero che da sole le buone leggi non bastano, secondo l’antico adagio: «a che servono le leggi senza i co- stumi?» È legittima però anche un’altra do- manda: « come ottenere buoni costumi senza buone leggi »? 3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2018 E d i t o r i a l e

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