gennaio-febbraio 2018

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2018 34 Maria Rosa Silvestro, - Dirigente tecnico - d.g. per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del si- stema nazionale di istruzione L’avvio del Rapporto di autovalutazione delle scuole. Dov’è l’infanzia? Quando, nell’anno scolastico 2014/2015, si dette avvio al sistema di valutazione del- le istituzioni scolastiche, si notò immedia- tamente un grande assente: la scuola del- l’infanzia. Il Rapporto di autovalutazione che le isti- tuzioni scolastiche statali e paritarie furono chiamate a predisporre, sulla base di evi- denze oggettive (esiti e risultati prove In- valsi), del piano dell’offerta formativa e di riflessioni su alcuni processi (curricolo e progettazione, inclusione e differenziazio- ne, rapporti con il territorio, sviluppo e va- lorizzazione delle risorse umane, ecc.), sembrava non tenere conto della presenza, nelle scuole del primo ciclo, della scuola dell’infanzia. Anzi, a dirla tutta, le scuole dell’infan- zia paritarie non ebbero nemmeno la possi- bilità di cimentarsi con la compilazione del RAV, perché non previsto per tale settore educativo. Se la prospettiva doveva essere quella di favorire e sostenere il coinvolgimento di- retto di tutta la comunità scolastica , come si leggeva nella nota MIUR n. 1738/2015 «Orientamenti per l’elaborazione del Rap- porto di autovalutazione», il format che le scuole dovevano compilare poco sembrava recepire le istanze e le peculiarità della scuola dell’infanzia. Il primo Questionario scuola predisposto dall’Invalsi per l’anno di avvio del sistema di valutazione, da cui poi ogni scuola avreb- be potuto generare il RAV, non aveva previ- sto riferimenti all’infanzia: anche se l’isti- tuzione scolastica del primo ciclo gestiva plessi di scuola dell’infanzia statale, veniva richiesto soltanto di indicare se erano pre- senti scuole primarie e secondarie di primo grado. A seguire, la richiesta di informazioni fa- ceva riferimento alla presenza o meno di un curricolo di scuola per le varie discipline e alla elaborazione di prove di verifica per classi parallele. Nessun accenno, invece, ai campi di esperienza e all’elaborazione di un curricolo verticale 3-14 anni, come auspica- to nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione. E poi venivano proposte, tra le tante, do- mande sulla durata in minuti dell’ora di le- zione, sul verificarsi o meno di episodi pro- blematici, sul numero di sospensioni irroga- te. E anche quando le domande potevano coinvolgere la scuola dell’infanzia – area dell’inclusione e della differenziazione, ad esempio – le possibili risposte a disposizione della scuola facevano riferimento solo agli alunni di primaria e secondaria di primo grado. La scuola dell’infanzia faceva timidamen- te capolino solo nell’area riferita a continui- tà e orientamento, laddove si richiedeva al- le istituzioni scolastiche se erano state atti- vate azioni – e quali – per garantire la conti- nuità educativa tra infanzia e primaria. Arriva un RAV per la scuola dell’infanzia Solo a gennaio del 2016, con la nota MIUR n. 829, si ebbe a disposizione un «RAV», sperimentale, pensato specifica- mente per la scuola dell’infanzia. Si leggeva nella nota che « per offrire a tutte le scuole dell’infanzia uno strumento che tenga conto della specificità di questo importante segmento del percorso scolasti- IL RAV INFANZIA: UNA OPPORTUNITÀ DA RILANCIARE

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