gennaio-febbraio 2018

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2018 30 za l’attuale fase di transizione del sistema scolastico. Ogni Istituto è chiamato a far emergere e rafforzare la propria specifica identità formativa, come condizione per ri- conoscersi ed essere riconosciuti dai pro- pri interlocutori e dal proprio territorio. Tale processo diviene sempre più un fatto- re di sopravvivenza, più che di eccellenza, per ogni realtà scolastica, come ammoniva già dieci anni fa l’allora ministro Lombardi nel presentare uno dei primi contributi sulla qualità in ambito scolastico. Una scuola senza identità, o con un’identità debole, è destinata a scomparire o comun- que a ridimensionare la propria immagine e le proprie potenzialità, sia in termini di capacità di attrazione dell’utenza, sia in rapporto alla costruzione di regole d’azio- ne comuni e di processi condivisi tra gli operatori scolastici. Orbene, le esperienze di valutazione in- terna rappresentano forme codificate e strutturate con cui una realtà organizzati- va struttura i propri processi di costruzione di senso: esse si caratterizzano come ten- tativi di formalizzare a livello esplicito e intersoggettivo processi di creazione di si- gnificato implicitamente presenti in un si- stema organizzativo. Tale carattere ne evi- denzia il valore strategico, in quanto itine- rari di riflessione interna che contribuisco- no a consolidare il passaggio dall’individuo al collettivo, dalla costruzione di significa- ti impliciti e intersoggettivi alla codifica- zione di una cultura organizzativa comune e riconoscibile. Evidentemente si tratta di un processo dialettico, nel quale formale ed informale, soggettivo ed oggettivo, im- plicito ed esplicito si rincorrono reciproca- mente; lo stesso Weick, autore che più energicamente ha focalizzato l’attenzione sul « sensemaking » nelle organizzazioni, ammonisce da visioni troppo nette, che ri- ducono e negano l’ambivalenza come mo- tore del miglioramento continuo. Il valore euristico sta nel configurare il processo di creazione di senso come occasione di ap- prendimento collettivo, come processo strutturato di interazione dialettica tra esperienza e significato, tra informazione e schema cognitivo (4). Problemi Le numerose esperienze di autovaluta- zione realizzate anche nel nostro paese ne- gli ultimi quindici anni hanno evidenziato alcuni limiti, su cui può essere utile porre l’attenzione per orientare le future iniziati- ve. In rapporto al piano tecnico una prima questione «strutturale» riguarda la scarsa credibilità con cui sono considerati i proces- si autovalutativi, proprio in virtù della con- fusione tra responsabilità formative e valu- tative su cui si fondano. Si tratta di un pro- blema «strutturale» in quanto connesso al prefisso «auto» aggiunto all’istanza valuta- tiva, che tende inevitabilmente a generare perplessità e diffidenze in merito alla affi- dabilità delle risultanze dell’indagine, no- nostante i molteplici tentativi di incremen- tarne il grado di confidenza: ruoli di suppor- to e di «amico critico», confronto tra scuo- le, modalità di controllo e di validazione dei dati raccolti. Un’altra zona d’ombra riscontrabile sul piano tecnico riguarda il limitato uso di da- ti empirici nella effettuazione delle indagi- ni autovalutative, naturalmente orientate verso approcci più qualitativi e ad impron- ta fenomenologica. La definizione rigorosa di indicatori metrici e la relativa raccolta dei dati viene spesso sottovalutata, a favo- re di una maggiore attenzione alle rappre- sentazioni e alle opinioni dei diversi sog- getti; ciò determina una difficoltà ad ap- poggiare le risultanze dell’indagine su un insieme di evidenze osservabili in grado di convalidare e rafforzare le percezioni e i giudizi espressi. Anche nella fase di realiz- zazione delle proposte di miglioramento si rischia di sottovalutare la raccolta di ri- scontri empirici capaci di testimoniare la bontà delle scelte operate e la messa in atto di azioni di monitoraggio sistematiche dei cambiamenti introdotti e dei risultati che determinano; spesso tende a prevalere una sorta di compiacimento sull’analisi condotta, dimenticando che la valutazione (4) Cfr. K. W EICK , Senso e significato nell’organizzazione , Milano, Cortina Editore, 1997.

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