gennaio-febbraio 2018
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2018 22 È, questo, quasi un ossimoro, consideran- do la distanza che ancora permane nell’opi- nione comune tra discipline matematico- scientifiche e linguistico - umanistiche. Poi- ché le prime… «sono direttamente ancorate alle scienze di riferimento (matematica, fi- sica, chimica…) e le altre meno (una lingua fa riferimento ad alcune scienze ma non è mai solo scienza) se ne deduce l’implicita percezione che per le prime sia inevitabile e imprescindibile adottare un metodo scien- tifico anche nel proporle didatticamente, per le seconde si possa indulgere a pratiche meno rigorose, meno collegate a dati certi, sia nello sviluppo delle competenze sia nel- la valutazione» (Zuin, Lingua della scienza scienza della lingua). È, tuttavia, una distanza da colmare, per i valori epistemologici che la contaminazio- ne tra i due ambiti può esprimere, l’arric- chimento reciproco di contenuti e metodi, e soprattutto, per quanto riguarda il nostro tema, l’efficacia didattica che può compor- tare. Semplificando molto, la considerazio- ne delle testualità orali e scritte con cui si propongono tutti gli insegnamenti discipli- nari è decisiva per l’apprendimento, ma al- trettanto lo è il proporre lo studio della lin- gua anche in quanto «oggetto» di osserva- zione, ricerca, sperimentazione. A questo approccio dovrebbe indubbiamente corri- spondere una formazione degli insegnanti di italiano incentrata, oltre che sul patrimonio artistico e letterario realizzato in italiano, sulla linguistica, sui processi di apprendi- mento della lingua, sui contributi delle neu- roscienze e delle scienze della comunicazio- ne; quanto alla didattica, si dovrebbe assu- mere la riflessione sulla lingua quale modus operandi per lo sviluppo di tutte le compe- tenze linguistiche e lo studio della gramma- tica quale luogo di progressiva applicazione del metodo scientifico per l’uso consapevo- le, volontario, critico, dello strumento lin- gua. Dal punto di vista più strettamente peda- gogico, è il dispositivo della competenza che può fungere da elemento chiarificatore del percorso da compiere. Le dimensioni della competenza – consapevolezza, auto- nomia, capacità di muoversi nelle situazioni problematiche e di trovare soluzioni acce- dendo alle proprie abilità e conoscenze se- lezionando quelle più funzionali –, trasferite nell’insegnamento/apprendimento, suggeri- scono una didattica che promuova gradual- mente l’abbandono degli usi ingenui e l’ap- prodo agli usi esperti della lingua. Ed è del tutto evidente che ciò non sarebbe possibile senza acquisire una conoscenza via via più precisa e approfondita dello strumento che si sta usando, cioè la lingua stessa, così co- me dei contesti e degli scopi che ne conno- tano l’utilizzo. Del pari, non sarebbe possi- bile senza avvicinare la lingua con la curio- sità, la capacità di osservazione e la volontà di ricerca dello scienziato. In questa ottica, la competenza nella grammatica della lingua, a lungo considera- ta «minore» rispetto alle competenze di co- municazione, o coincidente con la prassi della riflessione sulla lingua, quasi non avesse un contenuto di saperi suoi propri, deve trovare adeguato spazio nel curricolo di italiano quanto meno dalla primaria alla secondaria di secondo grado compresa, e in diretto collegamento (non in anticipazione!) con gli usi linguistici alle varie età (Sabati- ni). La prassi didattica deve proporre l’uti- lizzo della grammatica/delle grammatiche come compito esplicitamente richiesto in quanto tale, per operare osservazioni e ri- cerche sulla lingua, sui testi orali e scritti propri o di altri. Deve, anche, fondarsi su modelli grammaticali che presentino i feno- meni linguistici non come espressione di norme ed eccezioni, ma come oggetti da analizzare tanto nelle loro funzioni fonda- mentali e permanenti, quanto nelle loro trasformazioni, e nelle diverse forme che assumono nell’oralità, nella scrittura, nella lingua trasmessa. Una buona competenza grammaticale, se richiamata costantemente (anche in questo caso come compito esplicitamente richie- sto) per l’esercizio attivo e passivo della lingua, può costituire un efficace strumento di sviluppo anche delle competenze di co- municazione. Riguardo a queste, non richiameremo qui l’intera gamma delle abilità e delle cono- scenze da promuovere, bensì alcuni aspetti particolarmente significativi nel contesto linguistico odierno.
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