gennaio-febbraio 2018
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2018 8 I VACCINI TRA SALUTE E POLITICA Gian Carlo Sacchi, Esperto di politica scolastica L a vaccinazione dei minori per l’ammis- sione alle scuole e ai servizi educativi per l’infanzia sembra aver raggiunto un risultato positivo. Le manifestazioni di piaz- za contro l’obbligatorietà del trattamento, che alcuni genitori ritenevano potenzial- mente rischioso per la salute dei loro figli, hanno finito per disperdersi, merito soprat- tutto di un’azione compatta della comunità scientifica e del mondo sanitario e di quan- do si è arrivati ad una informazione coeren- te ed efficace da parte dei media che han- no convinto gli scettici, la maggior parte dei quali tuttavia mal sopportava più l’imposi- zione che i farmaci. Oltre alle controindica- zioni cliniche che molti paventavano, senza averne una reale competenza o potendo esibire adeguati riscontri, si pensava anche agli interessi commerciali sottesi all’opera- zione, capaci cioè di condizionare l’opinio- ne pubblica; di fatto prevaleva una certa diffidenza per eventuali illeciti nei confron- ti dell’opinione degli esperti e dei controlli messi in atto dagli organismi istituzionali a tutela dei cittadini. Ma quello che ha colpi- to di più nei numerosi dibattiti sull’argo- mento, è stato l’atteggiamento di prevari- cazione del diritto dei singoli a decidere li- beramente se vaccinare o meno i bambini per il loro ingresso a scuola, rispetto alla di- fesa della salute di tutti. Come ottenere dunque quell’effetto «gregge» che in una classe ha bisogno di un certo numero di vac- cinati per poter proteggere anche coloro che sono affetti da patologie incompatibili con i vaccini stessi? Non vorremmo forzare l’interpretazione, ma da quel che si sente dire è forse la parola gregge che per i medi- ci può significare popolazione, per le perso- ne che il progresso fa sentire emancipate sembra una rinuncia all’esercizio della ca- pacità critica e all’autonomia decisionale. Non è la prima volta che nella scuola il rap- porto tra individuo e comunità è occasione di conflitti, quasi tutte le volte in cui sem- bra che l’istituzione e i cittadini facciano le barricate e l’atteggiamento delle famiglie stia a rivendicare uno spazio in presa diret- ta per il timore di vedere conculcata la pro- pria libertà. Queste cose sono più evidenti nei confronti di fenomeni di massa, ma si ri- petono ad esempio per la mensa scolastica e sono presenti quotidianamente nei rap- porti particolari tra docenti e dirigenti e alunni e genitori. Viene a questo punto da domandarsi se tutta la partecipazione di cui ci siamo riempiti la bocca per oltre un tren- tennio e che ancora oggi richiama all’inizio di ogni anno l’elezione di organi collegiali che dovrebbero costruire uno spirito comu- nitario per la gestione delle scuole, continui ad avere senso, oppure si debba rispondere al genitore-cliente, lasciando intravvedere una piega più consumistica che sembra aver presa il servizio formativo. Al conflitto che si è generato occorre ri- spondere con un’azione educativa, che ren- da consapevoli della necessaria convivenza: tutti hanno gli stessi diritti anche se i biso- gni sono diversi. In quest’ottica si possono giustificare provvedimenti di emergenza, come per il decreto emanato di fronte al- l’aumento di infezioni di morbillo, da ac- compagnare però, d’intesa tra i soggetti che intervengono sull’argomento, con atti- vità formative, per rendere sostenibili tali trattamenti, passando così dalla costrizione alla persuasione, cosa che presenta una certa complessità, avendo a che fare con una società sempre più multiculturale. Chi ha una certa età ricorda di essere stato vaccinato a scuola senza difficoltà e il testo unico delle disposizioni sul sistema scolastico (1994) ne aveva sancito l’obbliga- torietà e non risulta avesse incontrato resi- stenze, anche se dal 1991 nessun vaccino
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