Gennaio-Febbraio 2017

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2017 34 cendosi carico , anche in termini di volonta- riato, dei beni comuni che sono necessari per raggiungere più efficacemente le finali- tà degli ordinamenti e in sintesi per vivere in un mondo più libero, giusto e felice, per quanto umanamente possibile. Quanto agli ambiti di cui dovrebbe occu- parsi, mi riferisco alle ampie categorie uti- lizzate nel  Documento d’indirizzo per la sperimentazione dell’insegnamento di Cit- tadinanza e Costituzione , presentato con enfasi dal ministro Gelmini, il 4.3.2009, ma poi non più utilizzato dal Ministero. Si tratta di riflessioni su: 1) dignità umana, in sé e negli altri, con approfondimenti storici, giu- ridici, politici, psicologici, etici; 2) identità e appartenenza , con successive prese di co- scienza e di responsabilità, relative ai di- versi ambiti dell’esperienza umana; 3) alte- rità e relazione , con i relativi momenti di estraneità, d’incontro e di scontro, di com- petizione e di cooperazione; 4) partecipa- zione , in relazione a tutti gli ambiti e livelli di vita sociale e istituzionale. Dare diritto di cittadinanza nella scuola alla Costituzione non significa fare un no- zionistico corsetto di diritto, diluito nei 13 anni che vanno dall’infanzia alla giovinezza o, all’opposto, farsi travolgere dalla crona- ca, per attizzare controversie, dimentican- do le materie «canoniche», o concedendo qualche vacanza patriottica, ma «arredare» la propria memoria e talora le pareti della scuola e dell’aula o utilizzare tablet e LIM, dove esistono, e dove si sanno utilizzare, con documenti e messaggi che siano funzio- nali al programma di lavoro scelto. Vuol di- re darsi un metodo di lavoro anche collegia- le fra docenti, per sapere volta a volta rin- tracciare e confrontare principi costituzio- nali e fatti, istanze valoriali e problemi rea- li, per distinguere e connettere etica, dirit- to, legalità, politica, in relazione alle re- sponsabilità connesse col ruolo dei politici, dei giudici, dei tecnici, dei giornalisti, dei docenti, dei genitori e degli studenti. Con modi appropriati all’età dei ragazzi, si possono incentivare giornali d’istituto, bacheche, gruppi di studio, rassegne stam- pa su certi temi, informazioni e messaggi relativi alle consulte studentesche, ad eventi significativi, con foto selezionate ri- cavate dalla rete sulle vicende della crona- ca locale, ma anche regionale, nazionale, europea e mondiale, o sulla vita della scuo- la. Ovviamente, con criteri discussi e condi- visi, anche senza convocazioni formali, e con l’impegno dei promotori, solitamente i docenti di area storico geografica e storico sociale o giuridica, a informare e a far ma- turare interessi e responsabilità fra tutti i docenti e studenti. L’attivazione di questo processo, in attuazione delle Indicazioni e di altre auspicabili norme ministeriali, spet- ta primariamente ai dirigenti scolastici. Un’ipotesi grafica per facilitare la connessione di discipline, «educazioni», atteggiamenti, comportamenti, competenze Si potrebbe pensare a una tabella a dop- pia entrata, con le discipline sull’asse delle ordinate e le «educazioni» e le «attività» sull’asse delle ascisse. E ogni insegnante potrebbe passare in rassegna i contenuti delle sue discipline e i tempi e i modi del suo insegnamento, e più in generale delle sue possibili interazioni con gli studenti, per aggiungere qualche nota in margine ad ogni pagina e ad ogni nucleo tematico, e per ap- profittare degli spunti offerti dalla vita quo- tidiana per introdurre richiami, informazio- ni, suggerimenti, indicazioni bibliografiche, emerografiche, telematiche relative alle «educazioni». C’è un modo «compatto» di far lezione e c’è un modo ipertestuale, analogo a quello delle università medievali, in cui il maestro, «leggendo» il testo ( lectio ), lo commentava con sue aggiunte orali o con note o con glosse interlineari. E siccome le discipline tutte sono opera umana, e non frutto del solo cervello calcolante, non dovrebbe esse- re impossibile che anche i docenti delle di- scipline più formali trovassero il modo di far emergere «i valori» dalla vita della classe e dalle biografie degli scienziati a cui si devo- no le scoperte e le invenzioni che sono con- fluite nelle materie scolastiche. Con altra immagine, si potrebbe pensare che le «educazioni» siano come altrettante spie che stanno sul cruscotto di un’automo- bile: quando si accendono, segnalano un pro-

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