Gennaio-Febbraio 2017

29 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2017 antichità (basta ricordare la Magna Charta Libertatum ) e che hanno contribuito a far crescere la vocazione comunitaria senza pretendere di cancellare le individualità nazionali (obiettivo è quello della coesione pur nella diversità). L’allargamento negli ultimi decenni è stato fondato, invece, sul concetto di Eu- ropa spazio, protesa verso i paesi dell’Est ed è questo uno dei punti più critici: muta- re le dimensioni ha snaturato il progetto dei padri fondatori che fin dal Manifesto di Ventotene aspiravano ad una federazione di Stati retta da istituzioni forti, perché espressione di unitarietà difficile da rin- contrare e, soprattutto, da conseguire nel- l’assetto odierno. In ogni caso l’allarga- mento troppo rapido a Paesi poco omoge- nei ha costituito ostacolo per l’integrazio- ne ed ha reso più complicato fare un’Euro- pa degli europei. Ma le cause dello scontento si annidano anche in una politica a volte non corretta della Comunità che, per privilegiare il mer- cato, sempre più spesso stipula accordi con paesi terzi a scapito di quelli dell’Unione. Anche i governi nazionali, però, hanno le loro responsabilità laddove tendono a tra- visare o non applicare le indicazioni comu- nitarie. La diffidenza nei confronti della Comuni- tà ha raggiunto livelli di guardia. Si sente ri- petere sempre più spesso che l’UE si sta di- sgregando, che è sull’orlo di un precipizio, specie dopo il risultato referendario della Brexit che fa temere un effetto domino. Alla luce delle suesposte considerazioni appare chiaro che all’UE è sfuggita la per- cezione del nesso tra gli obiettivi solenne- mente proclamati e l’azione concreta per realizzarli, e questo è da imputare ad una diffusa disinformazione. Indubbiamente la situazione che stiamo vivendo è drammatica. L’Europa sembra sci- volata in una fase di ristagno, dominata dal- la sfiducia nella capacità di collaborazione. Il quadro che si avverte anche dall’esterno è quello di un coacervo di Stati che stanno ormai insieme solo perché obbligati dai trattati e, spesso, quasi recalcitranti rispet- to ad alcune decisioni adottate a livello so- vranazionale. Se si vuole rilanciare l’UE bisogna chia- mare a raccolta tutti quelli che hanno vera- mente a cuore il sogno dell’unità, affinché si adoperino per diffondere, sostenere e svi- luppare il senso della comune appartenenza insito già nella nozione di «cittadinanza eu- ropea». È proprio la cittadinanza che assie- me al legame con il territorio contiene il messaggio di un destino comune, di una Eu- ropa coesa all’interno e forte all’esterno. Si tratta di un messaggio che va recupe- rato specialmente facendo leva sulle nuove generazioni che devono essere edotte sui vantaggi che discendono dall’Unione, che non sono solo le mistificazioni legate ai pro- grammi Erasmus, alla libertà di circolare senza controlli, di scambiarsi tecnologie, ma sono soprattutto condivisioni di valori come la democrazia, la crescita solidale che non sempre coincidono con gli interessi egoistici degli Stati di appartenenza. Ovvia- mente questo comporta instillare nei giova- ni una nuova cultura fondata su una effetti- va conoscenza delle istituzioni e dei suoi obiettivi fondanti. Da qui il ruolo guida del- la scuola, per antonomasia, struttura depu- tata a trasmettere le conoscenze utili alla formazione della identità culturale euro- pea. La scuola che attraverso la sua intensa attività educativa è la sola in condizione di soffocare i sentimenti xenofobi, isolazionisti e nazionalistici: ideologie tutte ostili al pro- getto di integrazione. La scuola è la sola ca- pace di sviluppare una cittadinanza europea a pieno titolo. Per la verità sono stati fatti alcuni passi in questa direzione attraverso l’istituto dei gemellaggi, la carta sull’educazione alla cittadinanza democratica (Consiglio d’Euro- pa 2010) e l’obiettivo della «cittadinanza attiva» inserito nel quadro strategico valido fino al 2020 sulla cooperazione in tema di istruzione e formazione: ma è ancora trop- po poco. Anche i politici europei, però, devono fa- re più sforzi per migliorare i rapporti con i cittadini. Queste sono le sfide da affrontare se si vuole veramente realizzare quella federa- zione di Stati capaci di pacificare le relazio- ni internazionali e assicurare, oltre alla pa- ce, il reale progresso dei popoli.

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