Gennaio-Febbraio 2017

13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2017 nanza, alla legalità, alla regola ci deve portare a pensare ad un’altra scuola, una scuola in cui si inseriscano il comparto delle emozioni e della socialità. Il rispetto della regola non è una conoscenza astrat- ta, è un modo di essere e si valuta nell’in- terazione tra gli individui, dunque nella scuola come comunità educante e nella vi- ta reale, quotidiana. L’educazione alla cittadinanza è parte- cipazione alla cittadinanza ed è cittadi- nanza, legalità e regola che vivono. Edu- care alla cittadinanza significa costruire la persona, donna e uomo, che cresce e vive nel rispetto delle regole. Il nostro e vostro compito è riuscire a far maturare nel nostro sistema educativo il valore della regola come cultura, l’idea di regola, il valore di taluni principi statui- ti. Prima di tutto il principio di eguaglian- za, come descritto nell’articolo 3 della Costituzione e prima di tutto la parità tra donne e uomini. Consapevoli che la nostra Costituzione non è una «Bibbia», ma è e deve essere modificata per rispecchiare i valori delle donne e degli uomini nel tempo e, così, essere viva nel loro cuore. La Costituzione va guardata da dentro. Per questo il mio consiglio è di leggere alcuni articoli in particolare della Costitu- zione: L’articolo 3 in cui è contenuto il princi- pio di uguaglianza sostanziale! L’articolo 21 in cui è contenuto il dritto per ognuno ad un nome e dunque anche al cognome della mamma - «Nessuno può es- sere privato, per motivi politici, della ca- pacità giuridica, della cittadinanze, del nome». L’articolo 29 in cui è sancito l’ele- mento costitutivo della società, ossia la famiglia, e l’uguaglianza sostanziale tra i coniugi, tra la donna e l’uomo. Un principio a cui educare alla luce del continuo aumento dei femminicidi e della violenza contro le donne - «La Repubblica riconosce i diritti della fa- miglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio é ordi- nato sull’uguaglianza morale e giuridi- ca dei coniugi, con i limiti stabiliti dal- la legge a garanzia dell’unità familiare». L’articolo 30 che ci parla del «dovere e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio». L’articolo 37 per cui i lavoratori e le la- voratrici a parità di lavoro devono avere la stessa retribuzione - «La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavora- tore. Le condizioni di lavoro devono con- sentire l’adempimento della sua essenzia- le funzione familiare e assicurare alla ma- dre e al bambino una speciale adeguate protezione». L’articolo 51, modificato dal parlamen- to nel 2003, che sancisce il diritto di don- ne e uomini di partecipare alla vita pub- blica in condizioni di parità - «Tutti i citta- dini dell’uno e dell’altro sesso possono ac- cedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, se- condo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra don- ne e uomini». Certo, la Costituzione va ripensata: ogni regolamento, ogni convinzione, ogni patto va ripensato. Va ripensata pensando alla donna e all’uomo. Non per normare l’uomo e tutelare la donna. Meno ancora per adeguare la donna all’uomo. Quasi che fosse una carriera. Va scritta la storia a due! La Costituzione, dunque, ci pone di fronte ad una grande sfida e ad uno stra- ordinario compito. Quello di una conviven- za civile che si fondi sull’equità e sul- l’eguaglianza tra donna e uomo.

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