Gennaio-Febbraio-2016
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2016 4 praffazione fisica o verbale fino a un umiliante e doloroso isolamento sociale. l’autistico è in genere incapace di gestire la violenza e questo potrebbe scatenare in lui crisi oppositive o auto-etero lesioniste e non dovrebbe, quindi, essere mai lasciato solo in situazioni rischiose. Interventi mirati vanno, dunque, attuati da un lato sui compagni più sensibili per ren- derli consapevoli di avere in classe un soggetto particolarmente vulnerabile e bisognoso di protezione; dall’altro sugli insegnanti affinché acquisiscano consapevolezza di questa situazione come di altre «diversità». Il considerare, per esempio, «diverso» un compagno di classe perché ha un orienta- mento sessuale o un’identità di genere reale o percepita differente dalla propria poggia le sue basi sulla disinformazione e su pregiudizi molto diffusi che possono portare a non comprendere la gravità dei casi, a sottostimare gli eventi e a manifestare maggiore pre- occupazione per l’orientamento sessuale della vittima che per l’episodio di violenza in sé. nel caso specifico, infatti, la vittima di bullismo omofobico molto spesso si rifugia nell’isolamento non avendo adulti di riferimento che possano comprendere la condizio- ne oggetto dell’offesa. a tal proposito, Scuola e famiglia possono essere determinanti nella diffusione di un atteggiamento mentale e culturale che consideri la diversità come una ricchezza e che educhi all’accettazione, alla consapevolezza dell’altro, al senso della comunità e della responsabilità collettiva. occorre, pertanto, rafforzare e valorizzare il patto di corre- sponsabilità educativa previsto dallo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria: la scuola è chiamata ad adottare misure atte a prevenire e contra- stare ogni forma di violenza e di prevaricazione; la famiglia è chiamata a collaborare, non solo educando i propri figli ma anche vigilando sui loro comportamenti. per definire una strategia ottimale di prevenzione e di contrasto, le esperienze ac- quisite e le conoscenze prodotte vanno contestualizzate alla luce dei cambiamenti che hanno profondamente modificato la società sul piano etico, sociale e culturale e ciò comporta una valutazione ponderata delle procedure adottate per riadattarle in ragione di nuove variabili, assicurandone in tal modo l’efficacia. le presenti linee di orientamento hanno, dunque, lo scopo di dare continuità alle azioni già avviate dalle istituzioni scolastiche e non solo, arricchendole di nuove rifles- sioni. In questa prospettiva, è fondamentale puntare proprio sull’innovazione, non per creare ex novo e ripartire da zero tralasciando la grande esperienza e il know-how ac- quisito negli anni dalle scuole, bensì per rinnovare ovvero far evolvere i sistemi di inter- vento sperimentati in questi anni. non si chiede, dunque, alle scuole di abbandonare le modalità e le azioni con cui hanno finora contrastato il bullismo; ciò che invece si propone è la revisione dei proces- si messi in atto per una messa a punto di un nuovo piano strategico di intervento che tenga conto dei mutamenti sociali e tecnologici che informano l’universo culturale degli studenti. In questa fase di lotta alle nuove forme di bullismo si richiede, pertanto, alle scuole di proseguire nel loro impegno, favorendo la costituzione di reti territoriali allo scopo di realizzare progetti comuni e di valutare processi e risultati prodotti: si darà vita cosi, attraverso il confronto, ad un sistema di buone pratiche e si svilupperà nel tempo un know-how fondato storicamente sulla continuità e sulla valutazione delle esperienze e, contestualmente, sul rinnovamento dei processi alla luce dei risultati. operare nella logica della continuità vuol dire non sottostimare il lavoro delle scuole e non disperdere, quindi, il patrimonio di conoscenze e competenze efficaci da esse ac- quisite. Il cambiamento, pertanto, va inteso come una risposta ai bisogni emergenti dal- la stessa realtà che richiede rinnovazione. In questa prospettiva, le scuole potranno ben giocare la loro riconosciuta centralità nella gestione dell’istruzione e, nel rispetto delle Indicazioni ministeriali, si assumeran-
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