Gennaio-Febbraio-2016
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2016 32 L’adeguamento storiografico e didattico In due parole, aggiornare i contenuti e i metodi. apparentemente si tratta di un in- vito scontato. a osservare le pratiche di in- segnamento e i materiali in circolazione, in- vece, è una rivoluzione. Basti pensare che l’alternativa prevalente nella didattica at- tuale è quella che oppone la storia evento- grafica (dall’alto, degli eventi, delle batta- glie e dei personaggi) alla storia strutturale (dal basso, delle abitudini del quotidiano, della vita sociale ecc). Si tratta di un’oppo- sizione fondamentale nella storiografia e nella didattica passate, che ha disegnato il confine fra tradizione e innovazione fino agli anni ’70 dello scorso secolo. poi è scivo- lata in secondo piano, mentre la storiogra- fia attraversava la battaglia infuocata delle storie soggettive e della narrazione (il Lin- guistic Turn ) e, a partire dai primi anni di questo secolo, si confrontava con quello che ormai si definisce il Global Turn : l’avvento «dello spazio» nella problematizzazione sto- rica (il mondo, l’ambiente, l’umanità ecc). Questo vuol dire che il docente di oggi, an- che se appena formato, vive la sua profes- sione in un mondo culturalmente arretrato di ben due generazioni. E in questo mondo situa le proprie scelte, i suoi quadri inter- pretativi, le sue problematizzazioni. analoga è la rivoluzione dei metodi. Qui le Indicazioni intervengono con determina- zione: le lezioni ci vogliono, certo, ma sono solo uno degli strumenti del lavoro di for- mazione. Quelli da mettere in primo piano, dice il testo, sono gli strumenti coinvolgen- ti: laboratori, uscite nel territorio (ecco l’enfasi sull’ambiente), le nuove tecnologie e, per la prima volta nella storia dell’istitu- zione, i giochi didattici. Una ripresa forte, dovremmo dire, di uno dei dettami centrali – quanto dei più disattesi - dei programmi del 1979, centrati sulla pratica laboratoria- le, e dei portati della ricerca didattica dei decenni successivi. L’utilità sociale della storia. a questa alludiamo tutti con l’espressio- ne «storia materia di cittadinanza». In che modo dobbiamo pensare il rapporto fra la disciplina «storia» e il bisogno di cittadinan- za della nostra società? la diversità delle ri- sposte possibili non può essere più ampia. nel 2003, la moratti fu categorica: la storia serve per inculcare l’identità giudaico-cri- stiana e il sentimento di appartenenza alla comunità culturale europea. nel 2007 e nel 2012, le Indicazioni hanno preso a parlare un’altra lingua: la storia è uno strumento di conoscenza. Come tale riveste un ruolo fon- damentale nella formazione di un cittadino responsabile, perché lo mette in grado di comprendere i fatti storico-sociali. «Storia identitaria» versus «Storia cognitiva». le nuove Indicazioni prescrivono che la forma- zione storica debba puntare alla costruzio- ne di capacità critiche e sganciano la for- mazione storica dalla questione dell’identi- tà collettiva. Questa resta, come deve esse- re, un fatto politico che pertiene alle scelte democratiche di una nazione e non all’in- tervento dello stato attraverso la scuola, laddove l’identità individuale è un bene prezioso, la cui costruzione è un diritto del singolo cittadino. la storia, ancora, è conoscenza del pas- sato e non commemorazione. le sempre più numerose giornate della memoria, quindi, vanno inserite nella curricolazione come momenti di approfondimento critico (anche nel caso delle elementari), e non come ce- lebrazioni-commemorazioni-ricordo, di que- sto o di quell’evento. la nuova storia da in- segnare deve inglobare al suo interno quelle istanze formative che, in altri curricoli, ve- nivano demandate alle «educazioni»: inter- culturale, alla mondialità, alla cittadinanza ecc. In questo, nella capacità di rielaborare esperienze e conoscenze, memoria diffusa e riflessione critica, consiste quella «coscien- za storica» alla cui costruzione deve tende- re la progettazione curricolare. Una storia multiscalare. nella prassi, il programma di storia è una narrazione continua, dal passato al presen- te, che il docente cerca di sintetizzare al meglio, e all’interno della quale programma le sue scelte e i suoi «salti». le Indicazioni (proprio in virtù di quella rivoluzione storio- grafica alla quale si accennava sopra) dise- gnano una visione diversa del percorso sto- rico. Una visione multiscalare. la scala
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