Gennaio-Febbraio-2016

a) fare in modo che l’attività didattica sia conforme alla composizione e qualità del gruppo classe che, di anno in anno, po- trebbe essere modificato da variabili si- gnificative; b) tenere il confronto con i curricoli paral- leli, elaborati dagli altri colleghi, che in- segnano la stessa disciplina o altre affini, prevenendo le sofferenze di confronti che non sono mai gradevoli, soprattutto nei rapporti con le famiglie; c) creare una condizione di compatibilità tra il tempo a disposizione e l’eccessiva «materia» da proporre e trattare con gli studenti. «Il tempo non basta mai!», ma ciò è vero solo per chi non sa definire una buona previsione; non si può infatti trascurare che la stessa stesura della l. 107/2015 dà la percezione di un enciclo- pedismo soffocante, di fronte al quale il docente onesto può rimanere sconcerta- to. Il progetto è un atto economico, che stabilisce cosa si può fare e non l’utopia dei buoni propositi. le strategie di metodo possono essere semplificate in: a) logocentrica, in cui prevalgono gli aspet- ti logico-quantitativi, il protagonista è il curricolo disciplinare e l’esecutore è il docente; questa strategia prevede il massimo di contenuti, un elevato numero di alunni e un tempo abbastanza conte- nuto. le formule didattiche che meglio si adattano a questa strategia sono: a) d. direttivo verbale, in cui il docente è protagonista nella trasmissione dei saperi, e, per ridurre i tempi, rende misurato il coinvolgimento dei singoli alunni; b) d. per concetti (linee guida concet- tuali): offre la possibilità di gestire il programma in modo semplificato, so- prattutto quando sia troppo ricco di nozioni o informazioni; ripete l’opera- tività della mente umana: adattamen- to, strutturazione degli stimoli del- l’ambiente, costruzione di mappe co- gnitive o reticoli mentali; il percorso è: presentazione, spiegazione, costru- zione di strutture e comporta il pas- saggio dalla cognizione alla metaco- gnizione. Un esempio può essere dato dall’insegnamento della storia che può svolgersi, invece che in forma cronolo- gica, attraverso le modificazioni terri- toriali di una regione, il cambio delle forme di governo, il cambio dell’orga- nizzazione economica; c) d. breve: nasce dal confronto tra tem- po legale e tempo didatticamente uti- le (operoso). Il fulcro di questa formu- la sta nella chiarezza dei ragionamenti e nella loro essenzialità (principio del- la non dispersività); i campi di utilizzo preferibili sono quelli delle scienze empiriche e dei linguaggi non verbali (arte e musica). le ragioni del rinforzo la rendono poco efficace soprattutto con gli alunni giovani. B) psicocentrica: muove dai bisogni degli alunni (interessi, curiosità, attitudini) e può procedere per gradi o per centri d’interesse (J. décroly) e utilizzare il problem solving per via sia induttiva che deduttiva. le formule didattiche che meglio si adattano a questa strate- gia sono: a) d. per problemi: nasce dall’alunno o è artificialmente provocata dall’inse- gnante, anche attraverso domande, provoca ansia moderata, da cui si ge- nera il bisogno, ma che viene compen- sata promuovendo la motivazione al- l’ascolto e allo studio; il bisogno com- plementa l’interesse epistemico, se questo è debole, e produce «curiosi- tà». Il percorso è: ipotesi, probabilità, tesi; b) d. modulare: rappresenta la formula di maggiore flessibilità in un sistema didattico complesso. l’organizzazione dei contenuti, delle risorse personali e strumentali, del tempo e dello spazio prevede l’impiego flessibile di seg- menti unitari, detti moduli, ciascuno dei quali è ripetibile (per chi non im- para subito) e trasferibile (lo si può ri- prendere in tempi diversi, correggen- do il sistema delle unità didattiche, legate l’una all’altra da un vincolo lo- gico); c) d. della ricerca-azione (cfr. a Strategia empiriocentrica). C) Empiriocentrica: basata sull’esperienza, 25 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2016

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