Gennaio-Febbraio-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2016 24 ca. Solo ai nuovi aspiranti all’insegnamento la legge apparirà come fortemente innova- tiva; chi ha maturato un servizio medio- lungo, scorrendo i paragrafi, potrà escla- mare che non poche indicazioni sono già nella prassi consolidata. E questa è una buona considerazione che conferma che la legge si muove su un piano, anche se disor- ganico, di concretezza da cui è possibile ri- cavare indicazioni realistiche e praticabili. anche se l’innovazione è presente solo a sprazzi, è opportuno disegnare un quadro che possiamo definire «didattica sottesa» ad una norma, che appare per molti aspetti disorganica. all’osservatore accorto ed esperto non creerà imbarazzo il fatto che, lungo la teo- ria dei paragrafi, si trovino alcune costanti, che recitano così: «...nei limiti della dota- zione organica... e delle risorse strumentali e finanziarie disponibili», «...senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica», «ri- modulazione del monte orario», «...all’at- tuazione delle disposizioni... si provvede nel limite massimo della dotazione organica complessiva del personale docente...», «...nel rispetto dei limiti di spesa...». non è da biasimare un’attenzione così rigorosa vi- sto che spesso proprio la pubblica ammini- strazione ha dato cattivi esempi di spreco e di distrazione di pubblico denaro. Quanti cittadini, soprattutto madri, a frigorifero aperto, hanno pensato che, non potendo comprare nulla di nuovo, era necessario trovare qualche tattica che rendesse co- munque appetibile il pasto. Ha sbagliato la scuola quando ha ritenuto che ogni soluzio- ne nuova comportasse necessariamente un aggravio di spesa. le sperimentazioni, di cui all’ex art. 3 del dpr. 419/74, sono fallite in grossa parte proprio perché subordinate ad incrementi di spesa. Il legislatore ha fatto delle proposte, che tendono a differenziare il servizio educativo rispetto al passato. Ha puntato su alcuni aspetti e su alcuni settori, qui ripresi per semplice elenco: contrasto delle disegua- glianze socio-culturali e territoriali, preven- zione e recupero dell’abbandono e della di- spersione scolastica, scuola come laborato- rio permanente di ricerca e innovazione, in- troduzione di tecnologie educative, sviluppo del metodo cooperativo, articolazione mo- dulare dell’orario disciplinare, estensione del tempo scolastico, articolazione della classe per gruppi, potenziamento di alcuni settori disciplinari, sviluppo di comporta- menti responsabili. altri non vengono consi- derati in questa riflessione perché non spe- cificamente riferiti all’innovazione didatti- ca (scuola aperta al territorio, apertura po- meridiana, orientamento, inclusione scola- stica, diritto allo studio per categorie speci- ficate, tecniche di pronto soccorso). l’insegnante ha bisogno, nella formazio- ne personale o in quella collettiva, di cono- scere quali formule didattiche si prestino meglio al raggiungimento delle finalità e degli obiettivi indicati dalla legge cosiddet- ta di riforma. Sarà poi la sua libertà didatti- ca a decidere tempi e percorsi. tale libertà non si attua nell’improvvisa- zione, che renderebbe il progetto educativo estemporaneo e frammentato, soprattutto nei periodi in cui il calendario scolastico procede con pause ricorrenti; richiede l’ela- borazione di un progetto didattico, di un piano formale di lavoro, di un curricolo di- sciplinare, o di più curricoli a seconda degli ambiti d’insegnamento, in cui non vengano «distesi» solo i contenuti ma in cui sia espli- citata la metodologia didattica, che non è un insieme di buoni propositi ma l’indica- zione meditata di una strategia, composta da formule didattiche, da cui derivi per lui stesso l’indicazione di modi, tempi, luoghi e strumenti. Strategie e formule didattiche sono modalità del percorso che, in quanto previste, evitano al docente le incertezze dell’«oggi cosa faccio?» e, soprattutto, l’an- sia a fine periodo (quadrimestre, scrutinio finale) o a fine ciclo (biennio, triennio) di costatare che dal percorso sono mancanti unità didattiche o moduli ritenuti importan- ti per il piano di studi complessivo. È un’azione preventiva che non risponde solo alle richieste del dirigente scolastico, che ha il dovere della documentazione comples- siva, ma che fornisce al docente la serenità di sapere giorno per giorno cosa farà, supe- rando l’ansia dei molti imprevisti che riem- piono spesso il calendario dell’insegnamen- to. tale lavoro consentirà anche di mettere in sicurezza aspetti molto rilevanti:

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