Gennaio-Febbraio-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2016 22 camente pertinente all’uomo. la fecondità dell’analisi agazziana consiste nel non con- siderare il lavoro manuale come un atto meccanico separabile dalla razionalità, ma come un’attività che, producendo beni uti- li, permette all’uomo di manifestare la sua integralità, volontà e razionalità. per que- sta ragione, il lavoro manuale possiede in sé un aspetto educativo per la persona e non può essere confinato in percorsi formativi specifici e subalterni, ma deve rappresenta- re uno snodo centrale dei processi educativi di ogni essere umano. l’idea di considerare il lavoro come un momento educativo in sé e, quindi, come un’esperienza necessaria nel progetto for- mativo di ogni uomo, spinge agazzi a riflet- tere sulla natura profonda del lavoro, cer- cando di identificarne i tratti specifici. Egli si rifiuta di allargare la dimensione del lavo- ro a tutte le attività dell’uomo e ribadisce l’importanza del lavoro manuale, che consi- ste «nell’attività che attua con la mano, con la materia e nella materia, mediante determinati mezzi e processi esecutivi ra- zionali, un oggetto o un fatto» (agazzi, 1958, pp. 150-151). Secondo la prospettiva di agazzi, l’attività lavorativa delle mani che porta alla realizzazione consapevole di un prodotto o di un servizio non può essere considerata come una semplice ripetizione meccanica di comportamenti visti da altri o addirittura imposti, ma deve coinvolgere anche la creatività e l’autonomia del lavo- ratore. Infatti il lavoro manuale, pur se fa- ticoso e corporale, prevede anche l’utilizzo dell’intenzionalità, della razionalità e della libertà di chi lo pratica. per questa ragione, esso si caratterizza come un’esperienza ti- picamente umana, in grado di sviluppare pienamente e armonicamente le potenziali- tà della persona. ne consegue che il lavoro non può che essere considerato come una parte integrante nel processo formativo dell’uomo. Sottolineando l’aspetto creativo ed edu- cativo del lavoro delle mani, agazzi sostiene che «l’educazione dell’uomo, perciò, come non può trascurare il pensare, la coscienza etica ossia la ragione pratica (morale), le attività estetiche, la natura sociale, il lega- me e l’ascesi religiosa, per non risultare in- compiuta, insufficiente, limitata, non può così trascurare il lavoro, ossia quell’attività mediante la quale l’uomo, per mezzo di atti «esecutivi», fa dei propri pensieri «cose», oggetti, esseri reali della realtà» (agazzi, 1958, p. 146). la dimensione lavorativa deve, quindi, fare parte del processo educativo di ogni persona. non solo come esercizio estempo- raneo per sviluppare qualche abilità ma- nuale specifica, nemmeno come svago fisi- co che distragga dalle occupazioni intellet- tuali e neppure come formazione profes- sionale, volta a fornire gli strumenti neces- sari a svolgere uno specifico impiego e ma- gari riservata a chi non riesce a ottenere risultati brillanti nella scuola intellettuale. al contrario, la dimensione lavorativa che permette un’educazione realmente inte- grale consiste nell’esperienza concreta del lavoro fisico, nel partecipare a un processo di produzione di un oggetto e nello svilup- pare una razionalità tecnica capace di sfruttare i mezzi e la materia a disposizio- ne in vista di uno scopo. ogni giovane do- vrebbe sperimentare, nel suo percorso for- mativo, la realtà lavorativa, esattamente come l’Emilio di Rousseau si esercitava, in- sieme al suo gouverneur , nell’attività di falegname. l’originalità e la fecondità delle tesi di agazzi sul lavoro risiedono nell’evitare la contrapposizione tra istruzione professiona- le e intellettuale (cfr. g. Bocca, 2005, pp. 292-294). Il lavoro manuale, in una prospet- tiva pedagogica, assume un valore educati- vo profondo, non tanto perché fornisce strumenti e conoscenze per la professione che si svolgerà da adulti, ma perché valoriz- za e promuove aspetti significativi della persona in formazione. Se l’educazione con- siste in un processo che vuole sviluppare in modo integrale e armonico le potenzialità di ogni uomo, il lavoro manuale e lo studio teorico rappresentano entrambi attività pienamente formative che, senza gerarchie, si dovrebbero alternare in ogni percorso educativo. In questa direzione, le riflessioni agazziane sembrano aprire interessanti pro- spettive teoriche sul tema di ciò che, con un’espressione moderna, si chiama alter- nanza scuola-lavoro.

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=