Gennaio-Febbraio-2016
Il ValoRE EdUCatIVo dEl laVoRo manUalE In aldo agazzI Andrea Potestio, Università di Bergamo l a riflessione pedagogica di aldo agazzi attraversa l’intero novecento e, per la sua complessità e profondità, non può essere interpretata con rigidi schemi e ca- tegorie teoriche. la finalità di questo breve scritto non è ripercorrere le tesi più signifi- cative del suo sistema pedagogico, la sua proposta di personalismo storico, i rapporti con l’attivismo, la sua idea di scuola, ma approfondire un argomento specifico della sua riflessione: il valore educativo del lavo- ro manuale. Un argomento che può essere molto fecondo e attuale per la pedagogia contemporanea. la peculiare concezione agazziana di la- voro manuale rappresenta un elemento di continuità, che permette di collegare due orizzonti culturali pensati abitualmente in modo separato, soprattutto dalla tradizione italiana del novecento: la realtà lavorativa e quella scolastica. già nel 1939 agazzi, commentando la proposta di riforma della scuola del ministro Bottai, afferma: «il pe- riodo scolastico cessa […] di essere il perio- do «precedente» all’età del lavoro, finito il quale il ragazzo andava incontrollatamente, a caso, senza criteri superiori, in cerca di un’occupazione: ma diviene un periodo esso stesso di cultura e di abilità produttiva; e il lavoro cessa di essere un problema sociale post-scolastico, senza relazioni necessarie con la scuola, per diventare uno dei conte- nuti della scuola stessa, e il fine stesso del- la scuola, realizzato già nella scuola mede- sima» (agazzi, 1938-1939, pp. 779-780). Queste argomentazioni del pedagogista italiano testimoniano una fiducia forse ec- cessiva nella riforma Bottai che, per ragioni storiche, verrà realizzata solo in piccola par- te, ma evidenziano anche una concezione peculiare del rapporto tra scuola e lavoro, che si basa sulla reciproca integrazione. Una concezione che, sicuramente, non ha trovato terreno fertile nella cultura italiana del se- condo novecento, segnata da una crescente separazione tra negotium e otium , lavoro manuale e intellettuale, contesti lavorativi e scolastici, ecc... non a caso in un testo re- cente, Bertagna sostiene: «non è più possibi- le ragionare in termini di scuola intesa come «preparazione ad un lavoro», magari a uno solo, che fra l’altro non si incontra men- tre si studia, e di lavoro, me- glio di lavori, concepiti co- me esperienze alternative al- la scuola che li rende di fatto possibili, se li si vuole «ben fatti». I due momenti o stanno insieme o, vi- ceversa, si danneggiano a vicenda» (Berta- gna, 2012, p. 18). le riflessioni di agazzi sul lavoro risulta- no, di conseguenza, una profonda critica nei confronti delle teorie separative o intel- lettualiste, che hanno portato a pensare la scuola e i processi educativi come qualcosa di lontano e distinto dal lavoro manuale. l’interesse per il tema del lavoro accom- pagna l’intera produzione teorica di agazzi. Se le prime riflessioni si articolano a partire dall’analisi sulla riforma della scuola e del lavoro voluta dal ministro Bottai e prendono forma nel testo Il lavoro dalla vita alla scuola del 1941, è nel volume del 1958 Il la- voro nella pedagogia e nella scuola che si manifesta in modo compiuto il pensiero del pedagogista sul lavoro manuale, in quanto attività tipicamente umana e programmati- 21 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2016
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