Gennaio-Febbraio-2016

formulata: quando si dà la mia identità in quanto persona umana? quando sono me stesso ? anche se queste domande non emer- gono esplicitamente, l’educazione, e a maggior ragione l’educazione cristiana, de- ve porsele e dare delle risposte. laddove ci si ispira al vangelo la risposta deve essere alla misura della Rivelazione cristiana, ma ciò non significa che tale risposta valga solo per i cristiani. Il vangelo può esercitare una sorta di profezia sul senso stesso dell’uma- no e può farlo in termini non esclusivi ma di grande apertura. In altre parole: può aprire a una antropologia che sia alla misura della dignità dell’uomo . Il sospetto è che l’antropologia che sot- tostà a tante esperienze e progetti educa- tivi, anche in ambito cristiano, sia segnata da categorie che non sono all’altezza di as- sumere la sfida multiculturale e multireli- giosa. per quanto si insista sulle dimensioni della relazione, dell’accoglienza e del- l’apertura universale, la sensazione è che queste dimensioni siano eccessivamente subordinate alla comprensione della vita, prima di tutto, come progetto , come cam- mino personale, come ricerca di senso . In fondo come se prima di tutto (un prima di senso più che cronologico o metodologico) fossimo soli piuttosto che costitutivamente con-gli-altri ; come se prima di tutto fossi- mo di fronte a degli obiettivi e a dei valori piuttosto che legati agli altri; come se il nostro prenderci cura degli altri fosse frut- to di una consapevolezza e di una scelta piuttosto che iscritto sulla nostra pelle , nel cuore di noi stessi, sin dalla nascita. È un’antropologia dell’identità che precede l’alterità, dell’essere se stessi come condi- zione dell’accoglienza dell’altro; un’antro- pologia, in fondo, della consapevolezza di se stessi e del dominio di se stessi (vecchio retaggio della tradizione culturale e spiri- tuale occidentale). Si affaccia la sensazione che è invece nel rischio dell’apertura, o meglio del- l’ uscire , che siamo noi stessi. Chi non esce si ammala , direbbe papa francesco. meglio rischiare un incidente uscendo sulla strada, piuttosto che ammalarsi perché si gira troppo su se stessi. In realtà l’identità è radicalmente attraversata dal rischio e l’andare all’altro non rientra in un calcolo e neanche in una scelta progettuale. È una sorta di esodo, rischioso e liberante allo stesso tempo. perché il senso dell’essere se stessi è in un dinamismo di grazia, di ri- ceversi in dono. Si è se stessi mentre para- dossalmente non si pensa a se stessi, pas- sando dal rischio di perdersi, ricevendosi in dono grazie all’altro. l’altro (lo straniero, il povero), proprio mentre gli rispondo, mi regala, senza accorgersene, il senso della mia identità, dell’essere me stesso. avvie- ne una sorta di miracolo: emerge il “di più di me” in me stesso, lo straniero che io so- no a me stesso, la povertà che prima fuggi- vo e che invece nascondeva ricchezze. Questa identità esodale , dell’uscire, ma che è allo stesso tempo l’identità della riconciliazione con sé , del riceversi in do- no , si va facendo strada lentamente. Ha bisogno di emergere nei luoghi educativi. più che con una visione esplicita, è con- nessa con atteggiamenti di vera accoglien- za e gratuità. Va emergendo laddove si vi- ve la fatica delle relazioni, si rompe con le ideologie, ci si mette in gioco liberan- dosi dalle giustificazioni o autogiustifica- zioni personali. la fede cristiana può, an- che qui, essere sorgente ispiratrice, a con- dizione che non si riduca a un contenuto da annunciare e che non si lasci catturare dentro le maglie dell’individualismo antro- pologico dominante (e questo capita spes- so, in modo sottile ma profondo). nel cuo- re della fede cristiana c’è un esodo , una pasqua . Chi tenta di salvare la sua vita la perde, chi la perde la ritrova: prima che essere un insegnamento di gesù, questa è la logica (in realtà illogica ) della vicenda di gesù, è il segreto della vita, di ogni vi- ta, al di là della cultura o della religione di appartenenza. Salvatore Currò S p i r i t u a l i t à 14 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2016

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