Gennaio-Febbraio-2016

13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2016 con l’altro (con ogni altro). abitare la dif- ferenza significa abitare uno spazio che non ci appartiene, entrare in un luogo do- ve non siamo mai stati. Quando si è dispo- nibili a questo abitare (o a questo entrare in un luogo altro o uscire dal proprio luogo) ci si libera dalla paura di esprimersi nelle proprie identità e nello stesso tempo tali identità si fanno dinamiche, vive. Si supera così la mentalità relativista che ha bisogno invece di riportare le differenze su un ter- reno tendenzialmente neutro che in realtà ci lascia nel nostro mondo, nell’indiffe- renza. le differenze invece ci salvano dall’ in-differenza . l’ispirazione cri- stiana dell’educazione può, anche qui, dare un importante impulso a questo cammino, a condizione di conside- rare la fede cristiana non soltanto o prima di tutto come una vi- sione o una morale (o, peggio ancora, come qualcosa che si identi- fica quasi con la no- stra tradizione e cul- tura) ma come testi- monianza, stile di vi- ta, modo di vivere con gli altri, che ha la sua sorgente nel modo di agire del dio di gesù Cristo. l’attuale situazione culturale po- trebbe anche aiutare noi cristiani a ricom- prendere la nostra fede, a riscoprirla, a ri- situarla nel legame personale ed ecclesiale con la persona di Cristo. per ciò è necessa- rio che la nostra relazione con Cristo sia concreta, corporea ed affettiva (anche sa- cramentale) più che intellettuale, una re- lazione nella differenza . Senza accorgerci possiamo ricondurre il Cristo stesso nel no- stro mondo, possiamo accostarlo come portatore di valori o di dottrine, lasciarci prendere sottilmente dall’illusione che in fondo lo conosciamo già. Il Cristo, anche se lo conosciamo e lo abbiamo già incon- trato, ci rimane anche estraneo , differen- te … e proprio perché non è indifferente, perché ci ama. la differenza forse è oggi una via privilegiata per riconciliarci con la trascendenza, condizione necessaria di un vero rapporto con dio. dio, sicuramente il dio di gesù Cristo, ha sempre lui l’iniziati- va. Il suo amore ci precede sempre. la sua iniziativa ci sorprende sempre e la coglia- mo là dove non pensa- vamo di trovarla. 3. L’apertura a una antropologia esodale Il richiamo della differenza, proprio perché ci apre davvero all’altro (e a dio), ci apre anche a una nuo- va comprensione del- l’identità . l’attuale contesto pluralista è vissuto da molti nella preoccupazione per la nostra identità cultu- rale che andrebbe sal- vaguardata dall’inva- sione di altre culture. In termini meno allar- mistici, si dice, anche in ambiti educativi, che il tener viva la nostra identità cultura- le è condizione necessaria per un vero dia- logo e per non rimanere succubi della novi- tà. talvolta il cristianesimo stesso, come già accennato, entra o viene fatto entrare in questo discorso, diventa quasi uno stru- mento di affermazione della nostra identi- tà culturale. È importante in educazione allargare gli orizzonti. la questione dell’identità cultu- rale va affrontata su base antropologica, cioè in rapporto al senso dell’umano. la do- manda antropologica potrebbe essere così S p i r i t u a l i t à

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=