Gennaio-Febbraio-2016
11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2016 gerisce sovente, della transculturalità? e, per noi insegnanti ed educatori cristiani, che attingiamo energie dalla sorgente del Vangelo, come raccordare tale ispirazione con il rispetto e il riconoscimento dell’al- tro, della sua cultura e della sua religione? nessuno ha oggi delle risposte assoluta- mente certe a queste domande. Siamo pe- rò già dentro una pratica di educazione in contesto multiculturale e multireligioso. a partire da essa, può essere utile in questo momento, come educatori, richiamarci al- cuni atteggiamenti che potranno, a poco a poco, far emergere dei modelli educativi all’altezza di queste sfide. Suggerisco tre atteggiamenti (che vanno considerati insie- me): (1) la centralità della persona e della sua crescita, (2) una relazione nella diffe- renza per liberarci dall’indifferenza, (3) l’apertura a una antropologia esodale. 1. La centralità della persona e della sua crescita l’educazione è circolazione di valori, im- patto con esperienze cariche di senso, me- moria della tradizione culturale e spiritua- le. tutto ciò si rivela particolarmente ne- cessario oggi, in tempi di pluralismo e com- plessità, quando è forte il rischio di lasciarsi prendere, nel mondo degli adulti, da un senso di rinuncia educativa. la propositività va tenuta viva nell’educazione, anzi è for- temente necessaria. Senza proposte i ragaz- zi e i giovani non crescono, non hanno pos- sibilità di confronto, di esercizio dell’inte- riorità e della libertà. non si può rinunciare neanche, nei nostri contesti educativi, alla proposta dei valori umani, culturali, sociali e religiosi della nostra tradizione, senza che questo debba significare mancanza di ri- spetto dell’altro e della sua cultura o ripie- gamento nel proselitismo. E tuttavia la propositività va situata in una prospettiva di centralità della perso- na , prospettiva, questa, cara alla tradizio- ne educativa dell’UCIIm e che va continua- mente ripresa e interpretata in rapporto alle situazioni attuali. Il perno dell’espe- rienza educativa non è dato, in fondo, dai contenuti proposti ma dal ragazzo. Questi ha bisogno di sentirsi soggetto, di confron- tarsi con nuove visioni ma a partire dalle esperienze che lo segnano; ha bisogno di fare uno sforzo di appropriazione e interio- rizzazione di ciò che lo raggiunge; ha biso- gno in certo modo di sentire che produce lui stesso i valori che pure gli vengono da fuori. Solo così imparerà a valutare critica- mente, a riconoscere e scegliere ciò che è più importante per la vita, sfuggendo al semplice consumismo delle esperienze, al- la riduzione della conoscenza a utilizzazio- ne strumentale di nozioni e alla tentazione di rimanere nel suo mondo (virtuale o rea- le che sia). non si tratta quindi di soggettivizzare l’educazione riducendo i valori alla misura del ragazzo. Si tratta piuttosto di permet- tere un reale contatto con il bagaglio cul- turale e spirituale della nostra tradizione, senza scavalcare ma anzi favorendo il sen- so del “partire anche da se stessi”. Chi parte da se stesso, si coinvolge, si apre, si fa disponibile. la vera crescita passa per l’esercizio della libertà del soggetto e im- plica un processo graduale. la proposta dell’educatore rilancia sempre il cammino favorendo i possibili salti di crescita; non manca di provocazione, come richiamo alla sincerità di se stessi, alla necessità di libe- rarsi da paure e di non deprivarsi delle ric- chezze che la vita si porta dentro. In quest’ottica, in cui il ragazzo e la sua crescita sono al centro, diventa più facile la riconciliazione con la propria tradizione, l’apertura alla tradizione culturale dell’al- tro, il confronto senza irrigidimenti. Il con- fronto si libera così degli elementi ideolo- gici ed è ricondotto sul terreno dell’espe- rienza, della chiamata di ciascuno a cre- scere e a farsi responsabile. Riusciremo, come educatori, ad essere propositivi ma allo stesso tempo decentrati davvero sul ragazzo e sul suo percorso di crescita? per noi educatori cristiani, che trovano cioè S p i r i t u a l i t à
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