Gennaio-Febbraio-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2015 6 me di odio per il diverso e il non omologato. Attacchi come quello di Parigi hanno ge- neralmente l’obiettivo di mettere in ginoc- chio lo stato di diritto portandolo a concepi- re forme estreme e repressive. Solo percorsi di giustizia internazionale possono smantel- lare sacche di rabbia nella popolazione op- pressa a cui pericolosi capi carismatici attin- gono facili e fragili risorse umane. Tutte le religioni tendono alla pace, quali elementi accomunano o dovrebbero accomunare nelle loro azioni/reazioni i «costruttori di pace» di ogni fede? Mi piace citare a tal proposito il caro ed indimenticabile don Tonino Bello in alcuni passaggi del suo celebre discorso tenuto a Verona nel 1986: «Siamo giunti alla pienezza dei tempi, ed è balenata alle nostre coscienze la convinzione che la pace oggi si declina inesorabilmente con la giu- stizia e con la salvaguardia del creato. Tutto questo crea scandalo. Finché per secoli e secoli nelle nostre chiese abbiamo parlato di pace, nessuno ha contesta- to. Quando, sulla scorta della Parola di Dio, si è scoperta la stretta paren- tela della pace con la giu- stizia, si sono scatenate le censure dei po- tenti. … Si è asserito che collegare il di- scorso sulla pace, e quindi il discorso sulla guerra, con i discorsi sull’economia perver- sa che domina il mondo, sul profitto, sulla massimizzazione del profitto, sui debiti del Terzo Mondo, sulla crescente divaricazione tra Nord e Sud, sulla violazione pertinace dei diritti umani… significa fare la parte degli utili idioti. … Sicché, la giustizia, collocata da Dio stesso accanto alla pace quale sua partner naturale, continua a de- stare, purtroppo, più sospetto di quanto non susciti scandalo quando viene colloca- ta, sia pure come aggettivo, accanto alla guerra. Tant’è che si parla ancora di guerra giusta». Questo profeta della pace ci ha fatto cogliere la sana spiritualità che sta alla base della nostra fede. Ed è qui il punto, spesso quando la fede cede il passo alla religione tutto trascende. C’è nel fenome- no religioso una sorta di fanatismo latente che può sempre avere derive molto dram- matiche, sia attraverso forme di «implo- sione» (pensiamo a certe forme di suicidio di massa), che di «esplosione» (fondamen- talismo coercitivo, terrorismo). Sciocca sentire di giovani europei convertiti al- l’Islam che hanno brandito le armi per predisporsi ad essere possibili vettori di morte nella propria terra. Sciocca ascolta- re il nome di Dio a suggello di massacri e attentati. Avvilisce e terrorizza apprende- re di bambini e bambine iniziati, in nome di Dio, a terribili atti di terrorismo. Urge, a mio avviso, ri- prendere la differenza tra religione e fede. Mentre la prima nasce dagli uomini ed è diretta verso la divinità, la seconda nasce da Dio ed è rivolta agli uomini. Men- tre nella religione conta ciò che l’uomo fa per Dio, la spiritualità invece nasce dall’attenzione di Dio per gli uomini. Nella religione è sacro il Libro. Nella fede è sacro l’uomo. Nella religione è importante il sacrificio, nella fede l’amore. La convivialità delle religioni può essere un’importante detonatore per la pace e l’esperienza di Assisi, ieri e oggi, ne è un ri- ferimento luminoso. « Sul terreno della pace non ci sarà mai un fischio finale che chiuda la partita: biso- gnerà sempre giocare ulteriori tempi sup- plementari», così don Tonino Bello afferma- va rimandandoci l’impegno a perseverare nel cammino della pace. S p i r i t u a l i t à
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