Gennaio-Febbraio-2015
È possibile, e a noi è successo, sentirsi profondamente feriti di fronte ad alcune espressioni di satira. Ci chiediamo perciò cosa significa oggi, in una società demo- cratica, la «libertà di satira». Quali posso- no essere i criteri che la definiscono? La satira è quella manifestazione di pen- siero, talora di altissimo livello, che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores , ovvero di indicare, alla pub- blica opinione, aspetti criticabili di situazio- ni e/o persone, al fine di ottenere median- te il riso suscitato, un esito finale di carat- tere etico, di tipo correttivo. La satira e le raffigurazioni allegoriche sono state utilizzate sin dall’antichità per ironizzare su questo o quell’aspetto della vita, intesa nella sua accezione più ampia, o della politica. È bene ricordare che anche gli umoristi antichi non avevano sorte facile come, talvolta i loro successori moderni, in quanto a causa delle loro opere ironiche eb- bero diversi guai. Detto questo non possiamo nasconderci dietro un dito e non riconoscere che certe forme di satira, ricche di oltraggio e traco- tanza assumono caratteristiche violente, scadendo nel puro vilipendio. Non vorrei sbagliare ma ho l’impressione che non ci siano al momento leggi che defi- niscano con chiarezza il sottile limite che divida la satira dall’oltraggio. In tempi co- me questi, credo che una sana cultura del limite sia opportuna non tanto per rinnega- re un sacrosanto diritto alla libertà di espressione, di stampa, ma soprattutto per ridare vita a quel sacrosanto valore dell’al- tro che sempre e comunque dev’essere ri- spettato: l’altro è appello e responsabilità. Comprendere questo significa aprire l’esi- stenza democratica di un popolo a quel principio di tolleranza e di dialogo che sono alla base della ricerca del bene comune. La storia ci insegna che, nei secoli, molte violenze sono state perpetrate da diversi popoli in nome della propria fede, mascherando ben altri interessi. Quali in- tenti possono oggi nascondersi dietro a questi attentati? Come ho già avuto modo di dire in un’al- tra occasione credo sia stata un’intenzionale strategia del terrore, portata al cuore della civilissima Europa, nell’intento di ledere una delle conquiste più care alle democrazie oc- cidentali: la libertà di espressione. Il terrorismo islamico è una manifestazio- ne totalitarista per niente diversa da tutte quelle conosciute nel secolo scorso. Dinanzi a situazioni simili sono da evitare forme estremiste come: l’arrendevolezza o l’arro- ganza laicista e tantomeno il praticare for- 5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2015 S p i r i t u a l i t à BEATI I COSTRUTTORI DI PACE Mons Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Rossano – Cariati Dopo gli eventi accaduti a Parigi e a Copenaghen ci siamo interrogati sul rapporto tra quelle violenze e le dichiarazioni oltranziste degli jihadisti. Siamo convinti che nessuna religione sostenga la necessità della violenza per affermare il proprio credo. Abbiamo rivolto le nostre domande a S.E. Mons Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Rossano – Caria- ti. Abbiamo chiesto, inoltre, una riflessione a due persone di riferimento: la prima della comunità islamica in Sicilia e la seconda della comunità ebraica a Roma.
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