Gennaio-Febbraio-2015

ottenuto la riduzione del proprio rischio al 20 per cento del valore dei titoli acquistati dalla Bce) a non opporsi ulteriormente a Draghi , perché dall’esistenza della moneta unica essa trae grandi vantaggi; ma questo punto di vista si scontra, come ho già detto, con l’opposizione dei cittadini tedeschi. Co- me andrà a finire, in questo momento nes- suno è in grado di prevedere con certezza. Infine, come premessa a qualsiasi discor- so sull’austerità, si dovrebbero ricordare al- cune cifre che invece nessuno, ma proprio nessuno, si cura mai di citare: diverse ricer- che -prive del crisma dell’ufficialità ma tra loro convergenti- stimano che gli europei producano tra il 20 e il 25 per cento del Pil mondiale, mentre i loro governi desti- nano alla spesa sociale tra il 40 e il 50 per cento della spesa sociale mondiale . Del re- sto è noto che nel- la maggior parte dei Paesi africani e asiatici la spesa sociale è quanto mai esigua, e che negli stessi Stati Uniti l’assistenza sanitaria, anche dopo i migliora- menti introdotti dalla presidenza Obama, è del tut- to insufficiente per decine di mi- lioni di persone. L’argomento, ripeto, è assoluta- mente decisivo, anche se viene ignorato dai critici dell’austerità. Molti sono i te- mi collegati più o meno direttamente alla questione dell’austerità e della crisi di alcu- ni Paesi dell’eurozona; tra di essi (alcuni li ho accennati nel paragrafo 3) ricordo sol- tanto i principali: - le cause della superiorità economica tedesca, e l’analisi dei vantaggi che la Ger- mania ne trae; - le proposte di abbandono dell’euro per tornare alle vecchie valute, e le drammati- che conseguenze che ne deriverebbero; - i motivi per i quali soltanto la creazione di condizioni favorevoli all’investimento di capitali privati può avviare una crescita du- revole dell’economia e quindi dell’occupa- zione; - il record assoluto dell’Italia, tra i Paesi Ocse, della tassazione sulle imprese (diret- ta e indiretta); è questa la causa principale della fuga dei capitali dal nostro Paese e della crescita della disoccupazione; - l’ impossibilità politica , per qualunque governo italiano, di ridurre la spesa pub- blica nella misura necessaria per ridurre di almeno venti punti la tassazione sulle imprese , e l’analisi dei motivi per i quali i governi perdono meno voti aumentando le tasse piuttosto che tagliando la spesa pub- blica; - le illusioni, sfruttate dai poli- tici, suscitate dai capitali stranieri investiti in Italia non per creare nuove imprese e nuova occupazio- ne, ma soltanto per acquisire la proprietà o il con- trollo di imprese italiane che, a causa dell’eccel- lenza dei loro pro- dotti o della noto- rietà mondiale dei loro marchi, rie- scono ancora a ge- nerare buoni utili; - le altre cause della crisi del- l’economia italia- na: corruzione, evasione ed elusione fisca- le, crescente influenza del potere crimina- le, inesistenza della giustizia civile, enorme potere frenante della burocrazia. Finora nessun governo, di nessun colore politico, ha mai affrontato seriamente queste cause . ( Tutti questi temi sono sviluppati nel citato sito «La crisi finanziaria ed econo- mica dell’Europa e dell’Italia» ) . 18 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2015

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=