Gennaio-Febbraio-2015

17 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2015 mai eloquenti, che non richiedono commen- ti. Per dirla in sintesi, il contenuto delle ri- forme dovrà consistere proprio nel cambia- re queste cifre. - Corruzione : nella classifica mondiale, l’Italia figura al 69° posto , e all’ ultimo po- sto tra i Paesi dell’eurozona e tra i Paesi Ocse (5). - Nel Rapporto 2014 della Banca mondia- le, che ha analizzato 189 Paesi, l’Italia figu- ra al 65° posto per facilità nel fare impre- sa , al 103° posto per le difficoltà che incon- trano le imprese per ottenere dalla Giusti- zia civile il rispetto dei contratti , al 112° posto per le difficoltà per ottenere un per- messo di costruzione , al 138° posto per le complicazioni burocratiche del sistema fi- scale. - Nel Rapporto 2014 del World economic forum, riguardo all’ efficienza del mercato del lavoro , l’Italia figura al 136° posto su 144 Paesi esaminati. - La Direzione generale delle entrate ha informato, nell’aprile 2014, che la differen- za tra il gettito potenziale e quello effetti- vo di Irpef, addizionali Ires, Iva e Irap, su- pera i novanta miliardi; se si aggiungono le cifre relative all’evasione dei contributi so- ciali e delle tasse locali, si arriva ad una evasione fiscale complessiva per l’impres- sionante cifra di circa duecento miliardi. Ma l’indispensabile riduzione dell’evasione, qualora venisse attuata, dovrebbe accom- pagnarsi ad una drastica riduzione delle ali- quote: infatti l’Italia detiene il record mon- diale assoluto, tra i Paesi sviluppati, della tassazione, diretta e indiretta, sulle impre- se , dalla piccola bottega alla grande indu- stria. Su 100 euro di utile potenziale, diret- tamente o indirettamente ben due terzi (65,8%) se ne vanno allo Stato, agli enti lo- cali e ad altri enti pubblici. Si veda l’analisi di questo tema, fondamentale per spiegare la crisi economica e la disoccupazione, nel citato sito «crisi finanziaria ed economica dell’Europa e dell’Italia», nel quale viene anche precisato che è proprio questo ecces- sivo prelievo sulle imprese a spingere molte di esse all’evasione come unica alternativa alla chiusura. 4- Perché lo spread dell’Italia si man- tiene molto basso, malgrado la perduran- te stagnazione dell’economia e la costan- te crescita della disoccupazione? Il mare di liquidità creato da Usa e Giappone ha quasi azzerato, in tutto il mondo, il rendi- mento dei titoli ritenuti sicuri, spingendo gli investitori ad acquistare titoli, come quelli italiani e di alcuni altri Paesi dall’economia traballante, che presentano qualche rischio ma che un po’ di interesse ancora lo distri- buiscono. Questa spiegazione non è tuttavia sufficiente: come mai questi investitori, sempre molto attenti alla situazione interna dei diversi Paesi, non temono le conseguen- ze che potrebbero derivare, per quanto ri- guarda l’Italia, dalla nostra economia in cri- si, dalla disoccupazione crescente e dalla finanza pubblica soffocata dal debito? La ri- sposta sta nell’indirizzo che Mario Draghi ha imposto alla Bce che dirige, con il piano an- ti-deflazione da 1.100 miliardi descritto nella nota al paragrafo 2, attuabile a fronte dell’impegno a fare quelle riforme che evi- terebbero il ripetersi della crisi . Finora gli investitori, malgrado la constatata debolez- za della solidarietà tra gli europei, conti- nuano a credere a Draghi e alla sua capacità di non cedere alla Banca centrale tedesca, contraria al piano; è questa la principale causa, insieme naturalmente all’abbondan- te liquidità mondiale, del perdurante basso livello dello spread, che non deve quindi es- sere interpretato come un segno della buo- na salute dell’economia (come invece cer- cano di far credere i governanti). Rimane tuttavia una pesante incognita, anche se, per il momento, i mercati mostrano di non considerarla: l’Italia manterrà l’impegno a fare le riforme? Molti osservatori temono che queste verranno fatte solo se il Paese si troverà veramente sull’orlo del baratro, con l’impossibilità di rinnovare i titoli in scaden- za, ma per adesso i mercati continuano a credere nell’euro e nella sua stabilità difesa dalla Bce. Non si dimentichi che il fallimen- to di un grande Paese come l’Italia segne- rebbe la fine dell’euro , e molti ritengono che proprio questo fatto potrebbe indurre la Germania (che, come si è visto, ha già (5) L’Ocse è l’organizzazione mondiale dei 34 Paesi più industrializzati.

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