Gennaio-Febbraio-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2015 16 nuavano a consumare a credito più di quan- to fossero capaci di produrre. Tra gli avversari dell’austerità vi sono an- che due americani premi Nobel per l’econo- mia, Joseph Stigliz e Paul Krugman, i quali però nemmeno tentano di obiettare alle precedenti argomentazioni, ma più comoda- mente le ignorano: in realtà essi sono con- trari all’austerità europea perché rallenta le esportazioni degli Stati Uniti verso l’area euro, e per lo stesso motivo l’austerità vie- ne criticata dal presidente Obama e da altri politici ed economisti statunitensi. I Paesi in crisi devono quindi continuare a finanziarsi emettendo propri titoli, che il mercato acquista valutando il rischio che presenta ciascun Paese, che dipende dallo stato della sua economia, dalla sostenibilità della finanza pubblica, e dall’affidabilità della classe politica. Questa valutazione è misurata dal differenziale (il famoso spre- ad ) tra il tasso di interesse dei titoli di Sta- to emessi dalla Germania (il Paese che pre- senta un rischio ritenuto pressoché nullo) e quello dei titoli degli altri Paesi, tanto più elevato quanto maggiore è la probabilità che alla scadenza i governi non siano in gra- do di rimborsarli. A questo punto diventa chiaro perché l’austerità sia davvero neces- saria: se infatti un Paese dell’eurozona di grandi dimensioni come l’Italia dovesse tro- varsi in gravi difficoltà di bilancio, e non ve- nisse aiutato a superarle dagli altri Paesi, i mercati internazionali non solo diffidereb- bero di quel Paese (e il suo spread aumen- terebbe), ma soprattutto comincerebbero a dubitare dell’affidabilità e della tenuta del- la moneta europea, e tenderebbero a di- sfarsi almeno di una parte dei titoli in euro di tutti i Paesi , facendo salire nell’intera eurozona i tassi di interesse cui dovrebbero ricorrere i governi per potersi finanziare emettendo nuovi titoli. Ripeto che questa continua emissione di nuovi titoli è assolu- tamente indispensabile per qualsiasi Paese, per rinnovare i titoli che via via giungono a scadenza: ad esempio l’Italia deve rinnovar- ne ogni anno per circa quattrocento miliardi di euro, più di un miliardo al giorno, e se non si rinnovano il governo non è più in gra- do di pagare gli stipendi e le pensioni ! E’ questo il risultato della sconsiderata politi- ca che ha portato il nostro Paese a dover sostenere un debito pubblico pro capite tra i più elevati al mondo. Nell’insieme ciò significa che il disordine della finanza pubblica anche di un solo grande Paese danneggia gravemente tutti gli altri Paesi dell’eurozona , ed è da questo fatto che deriva (e non dagli «stupidi erro- ri» o dai «meschini egoismi» (4) della Ger- mania, come i politici dei Paesi indebitati vorrebbero far credere) l’imposizione, da parte delle Autorità europee, delle citate misure di austerità, misure la cui mancata applicazione implica pesanti sanzioni finan- ziarie. A queste sanzioni, stabilite per salva- guardare gli interessi di tutti , l’Italia non potrebbe sottrarsi, perché fanno parte del patto liberamente sottoscritto quando ha chiesto di entrare nell’euro per godere dei grandi vantaggi che ciò comporta per la no- stra economia. (Tra questi, il più importan- te è la fortissima riduzione del tasso di inte- resse sul nostro enorme debito pubblico: senza questa riduzione avremmo subìto un impoverimento ben più grave di quello at- tuale, falsamente attribuito all’austerità). Infine una decisiva smentita alla tesi del- l’austerità come ostacolo al superamento della crisi viene dal Portogallo, dalla Spagna e dall’Irlanda, che avendo chiesto aiuto all’Europa, hanno fatto le severe riforme necessarie: le loro economie, nel 2014, hanno ripreso a crescere, a differenza dal- l’Italia la cui economia ristagna, non aven- do i governi realizzato finora nulla di incisi- vo sul piano di un reale cambiamento. 3- Le cifre smentiscono chi attribuisce soprattutto all’austerità il perdurare della crisi dell’economia italiana. Riporto alcune cifre significative tra quelle che i politici cercano di oscurare, cifre quanto (4) Difetta di realismo l’accusa di «egoismo» rivolta ad un governo: è compito istituzionale di qualsiasi governo difendere con egoismo lungimirante gli interessi del proprio Paese. Nella politica internazionale non vi è quindi spazio per una generosità «autenticamente» disinteressata. Su questo importantissimo -e molto discusso- argo- mento, si veda, nel citato lavoro sulla globalizzazione, il capitolo II, paragrafo 5.0.

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