Gennaio-Febbraio-2015
15 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2015 cento delle eventuali perdite, mentre il re- stante 80 per cento lo assumerà la Banca centrale del Paese insolvente. Va denunciato un vero e proprio tentati- vo di inganno dell’opinione pubblica da par- te dei numerosi politici europei che cercano di presentare il piano come una prima dero- ga all’austerità: l’austerità consiste nei tre punti descritti all’inizio, e l’aumento di li- quidità del piano anti-deflazione non atte- nua minimamente l’obbligo dei governi di rispettarli. Nota sull’austerità e la situazione del- la Grecia. Nel 2010 la Grecia fu costretta ad uscire dal mercato finanziario perché i suoi titoli di nuova emissione (che era indi- spensabile collocare per poter rimborsare quelli che via via scadevano) sarebbero stati acquistati soltanto a tassi insostenibili, es- sendo elevatissimo il rischio che alla sca- denza non venissero rimborsati, a causa dal- le disastrose condizioni dell’economia del Paese e della sua finanza pubblica. Il gover- no chiese aiuto all’Europa, e intervenne la famosa troika (Fondo monetario internazio- nale, Banca centrale europea e Commissio- ne europea), che in cambio della concessio- ne di un prestito impose alla Grecia (come fa con tutti i Paesi nei quali interviene) se- verissime misure necessarie al risanamento. Apro una parentesi per ricordare le cause della crisi greca: la quasi totale assenza di importanti imprese private non dipendenti dalla politica, e di conseguenza una spaven- tosa corruzione ed un sistema fiscale pres- soché inesistente; inoltre un numero enor- me di inutili dipendenti pubblici, una buro- crazia inefficiente oltre che corrotta, un si- stema pensionistico assurdo, ed infine la si- stematica falsificazione dei bilanci pubbli- ci, per ingannare i cittadini, gli investitori e le Autorità europee. I greci stanno adesso soffrendo duramente, ma è necessario ri- cordare che stanno pagando ciò di cui tutti quanti, anche i non benestanti, anche i cit- tadini comuni, hanno per molti anni godu- to, alle spalle dei creditori. «Nessun pasto è gratis» diceva il grande economista Mil- ton Friedman! Alexis Tsipras, il leader del partito di si- nistra Syriza che ha vinto le elezioni del 25 gennaio, con sorpresa di tutti ha formato il governo alleandosi non con formazioni poli- tiche affini ma con un partito di destra ul- tranazionalista, xenofobo e con venature di antisemitismo, l’esatto opposto di Syriza, al quale però è accomunato dal proposito, sbandierato nella campagna elettorale, di abbandonare l’austerità e i dettati della troika , aumentare la spesa pubblica senza curarsi del debito, e alleviare le veramente drammatiche condizioni in cui vive il popolo greco. Naturalmente si tratta di promesse elettorali, irrealizzabili perché Tsipras non ha i soldi necessari, e soltanto l’Europa glieli potrebbe dare chiudendo un occhio sulla violazione degli impegni assunti, ma a questo punto l’Europa dell’euro si trova di fronte ad un dilemma davvero molto diffici- le, perché entrambe le soluzioni possibili sono cariche di conseguenze negative: -in Grecia milioni di persone non sono più in grado di pagare l’affitto, le bollette, le cure mediche, ed è tornata ad aumenta- re la mortalità infantile. Continuare con l’austerità appare disumano, e significa esa- sperare i cittadini, facendo crescere, a de- stra e a sinistra, i partiti politici estremisti antieuropei; -concedere invece una deroga al rispetto degli impegni per alleviare le sofferenze implica il rischio che altri Paesi in cattive acque chiedano altre deroghe: sarebbe non tanto la fine dell’austerità (che non è un fi- ne ma uno strumento) ma la fine del pro- getto dell’euro come moneta internazional- mente accettata perché affidabile , affian- cata al dollaro, che porterebbe all’Europa grandi vantaggi, simili a quelli di cui gode la moneta americana. Progetto che, fino a questo momento, è in via di lenta ma co- stante realizzazione. Cosa deciderà l’Europa? In questo mo- mento (gennaio 2015) sembra probabile non una cancellazione del debito ma una lun- ghissima diluizione nel tempo del rimborso del capitale e del pagamento degli interes- si. Invece cancellare il debito residuo (dico residuo perché il 53,5 per cento del debito greco era già stato cancellato con l’accordo del 20 febbraio 2012) significa far pagare ulteriormente a tutti i cittadini dell’eurozo- na il benessere di cui tutti i greci hanno go- duto per molti anni, durante i quali conti-
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