Gennaio-Febbraio-2014

fa spesso riferimento Papa Francesco, tali azioni vengono proposte con tre verbi all’infi- nito: camminare, convertirsi, condividere. Camminare . In primo luogo, Gesù decide di percorrere in lungo e in largo le città, di camminare per le strade di quella che or- mai sente casa «sua», la sua nuova terra, condividendo la vita di tutti i giorni degli abitanti di quella regione. Non disdegna di portare la sua parola di salvezza nelle sina- goghe delle cittadine in cui ha scelto di vi- vere, a partire dalla piccola sinagoga di Ca- farnao, luogo di una sua indimenticabile omelia (Mc 1,21-28). La parola di Gesù an- nuncia una sorprendente e squisita prossi- mità di Dio, resa visibile dai suoi gesti sem- plici e quotidiani. Il passo di Gesù è sincro- no con quello della gente. Ed è lo stesso passo che chiederà successivamente agli apostoli, invitandoli a camminare insieme con lui, l’unico Maestro, e con le persone che insieme incontreranno. Convertirsi . È la parola che forse più su- scita scalpore nelle persone che lo ascolta- no. Gesù non lascia grandi messaggi, se non quello che Dio è vicino ad ognuno. A tutti chiede di avere uno sguardo diverso sulla vi- ta, domanda una conversione, un cambio di prospettiva e di lettura delle cose e soprat- tutto degli eventi. Invita tutti a guardare la realtà con uno sguardo nuovo, quello di Dio e a convertire a Dio il proprio cuore. Condividere . Gesù si fa prossimo all’uo- mo considerando le sue infermità e malat- tie, fisiche, morali e sociali, restituendo a tutti la piena dignità. Gesù propone un cammino singolare a due coppie di fratelli (Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni), mo- strando loro che la «luce», la «gioia e la le- tizia» per la loro vita le possono trovare in una missione alla quale sono chiamati per grazia. Li invita ad essere discepoli di un Maestro esigente, accomunandoli ad una missione straordinaria e affascinante. Quando Gesù decide di vivere a Cafar- nao, nella «Galilea delle genti», inizia la sua missione non con un atteggiamento di diffidenza, di difesa o, ancor peggio, di condanna delle immancabili colpe di quella terra, ma con la benevolenza tipica di Dio. Sceglie di stare in quel luogo, di abitarlo, camminando lungo le sue strade, prenden- dosi cura delle sofferenze e delle povertà degli uomini. Invita così tutti i suoi discepo- li a guardare la realtà da una prospettiva diversa, insistendo prevalentemente non sulle cattiverie e sulle tenebre, ma sulle potenzialità, sulle ricchezze che provengo- no proprio da quel luogo di incontro e dialo- go tra tante culture. Se si volesse entrare più a fondo nella di- mensione pedagogica del nostro lavoro nella «Galilea delle genti» della classe Prima C oppure della Terza A, ci possono tornare uti- li le indicazioni contenute nel recente Do- cumento Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore , a cura della Congre- gazione per l’Educazione Cattolica, che af- fronta un aspetto sempre più rilevante nelle scuole cattoliche (e non solo): l’educazione al dialogo interculturale. Il documento con- stata che il rilevante fenomeno delle migra- zioni ha globalizzato la realtà del multicul- turalismo e della multireligiosità, con la conseguente necessità di una adeguata edu- cazione interculturale. Con lo stesso sguar- do positivo presente nel Vangelo, il docu- mento invita a considerare la differenza culturale come ricchezza e a proporre vie percorribili di incontro e di dialogo, che si concretizzano in percorsi educativi, forma- tivi e innovativi. La scuola, come tutte le altre periferie esistenziali, può essere per noi insegnanti cattolici non soltanto il luogo di una com- prensibile e giustificata realizzazione pro- fessionale, ma anche il «luogo teologico» del nostro incontro con il messaggio di sal- vezza. La nostra permanenza, corroborata di grande professionalità e di squisita uma- nità, nella «Galilea delle genti» della scuola può far squarciare il cielo più plumbeo, fa- vorendo l’ingresso della luce anche nelle si- tuazioni scolastiche più torbide e umana- mente più difficili. 7 /$ 6&82/$ ( /·8202 $QQR /;;, 1XPHUR *HQQDLR )HEEUDLR 6 S L U L W X D O L W j

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