Gennaio-Febbraio-2014
M i ha sempre colpito, fin dai tempi dello studio della teologia in Semina- rio, la curiosa espressione «Galilea delle genti» presente nel libro di Isaia (Is 8,23-9,3) e nel Vangelo di Matteo (Mt 4,12- 23). Quando un giorno la sentii pronunciare più volte in aula dal docente di Bibbia, desi- deroso di comprenderne più approfondita- mente il senso, mi recai in biblioteca per cercare un libro che ne desse un’esauriente spiegazione. Sfilai dallo scaffale il volume dello studioso Gnilka, un’autorità in mate- ria di esegesi. Nel commento del brano in cui ricorreva l’espressione, era riportata la parola ebraica G lîl , da cui: Galilea. Grazie alle indicazioni dello studioso, capii che si trattava di un’espressione per indicare co- me quel territorio fosse un luogo di forte immigrazione, uno spazio d’incontro tra i popoli, una provincia in cui vi era uno scam- bio tra culture e religioni differenti, non sempre in armonia tra di loro. Nel volume, inoltre, si accennava al fatto che la Galilea di allora era attraversata dalla Via maris , una delle due arterie nevralgiche (l’altra era la Via regia , più a oriente) in cui scorre- vano le carovane e transitavano gli eserciti, una tratta che univa l’Africa, l’Asia e l’Eu- ropa, partendo dagli obelischi di Heliopolis e arrivando a Damasco. Era abitata da paga- ni. Era geograficamente lontana da Gerusa- lemme, oltre il limes , oltre la linea di pre- senza dell’ebraismo, e pertanto disprezzata dai giudei più osservanti. Grazie alle indicazioni del biblista, com- presi meglio il senso delle parole del profe- ta Isaia: anche all’interno della «Galilea delle genti» è possibile intravedere una lu- ce: Si può vedere addirittura una «grande luce» anche nella realtà più intricata, pro- prio grazie all’intervento di Dio. Anche nell’oscurità più profonda vi è la possibilità di «rendere gloriosa la strada» e di lasciar «rifulgere una luce». La «Galilea delle gen- ti» di cui parla il profeta vede una luce nel dono della Legge e nella Parola di Dio dona- ta al popolo. L’evangelista Matteo racconta che sette secoli più tardi in tale regione si presenta la Luce: è il Figlio di Dio, Gesù, il Maestro di Nazareth. Questi non soltanto vi- sita la regione pagana, ma addirittura la sceglie come sua dimora. Sentir oggi risuonare l’espressione «Gali- lea delle genti», porta quasi naturalmente ad applicarla alla nostra realtà, proprio per- ché oggi il nostro contesto è diventato una sorta di terra di confine. Infatti, sono sem- pre più numerosi i luoghi in cui vi è una consistente presenza di immigrati che han- no una lingua, una cultura, un pensiero sul- la vita sensibilmente diverso dal nostro. I nostri paesi e, in particolar modo, le nostre città sono crogiuoli di persone dalle prove- nienze più disparate. Il mondo della scuola attesta ogni anno di più l’aumento di ragaz- zi di altra lingua e altra cultura. Anche nel- le classi di piccoli centri sperduti non è af- fatto difficile trovare una significativa pre- senza di stranieri e, tra loro, provenienze addirittura da diversi continenti. In tutti questi spazi sociali, lo scambio tra persone e culture differenti non avviene sempre in maniera armonica e pacifica. Partendo dalla professione che esercitia- mo e dalla missione che in essa intravedia- mo, ci possiamo domandare: noi insegnanti come possiamo illuminare la realtà scolasti- ca definibile una «Galilea delle genti» di oggi? Se sì, con quali modalità? A questo riguardo, ci possono dare delle utili indicazioni le scelte e le attenzioni di Gesù, che l’evangelista Matteo ci presenta 5 /$ 6&82/$ ( /·8202 $QQR /;;, 1XPHUR *HQQDLR )HEEUDLR 6 S L U L W X D O L W j ESSERE INSEGNANTI NELLA «GALILEA DELLE GENTI» DI OGGI don Maurizio Viviani, Direttore dell'Ufficio Nazionale Educazione, Scuola e Università della Cei
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