Gennaio-Febbraio-2014
33 /$ 6&82/$ ( /·8202 $QQR /;;, 1XPHUR *HQQDLR )HEEUDLR giunti al mese di aprile, affannati, con i li- bretti dell’anno passato in mano i docenti preparano gli alunni per una prova e una metodologia estranea a quelle utilizzate nei sei mesi precedenti, per non dire nei tre anni precedenti. Vogliamo parlare di Nord e Sud? Stessi criteri di valutazione da Bolzano all’Aspro- monte! Con nessuna considerazione per la ricchezza dell’uno e le difficoltà dell’altro… Vogliamo parlare dei Diversamente Abili, dei DSA e dei BES. È vero per loro c’è una differenza di trattamento. Ma per gli altri alunni, quelli non certificati? E chi vive nel- la scuola sa bene quante e quali sfumature di difficoltà e diversità non riconosciute né certificate esistano Non bastano alcuni Item per valutare le conoscenze, meglio le com- petenze di questi alunni. Secondo le indicazioni sempre valide, che risalgono ai Programmi del 1979, al ter- mine della Scuola secondaria di 1° grado la valutazione del profilo dell’alunno deve prendere in considerazione i seguenti crite- ri: la base di partenza, le capacità/poten- zialità dell’alunno, i progressi raggiunti con questi presupposti, la maturazione della personalità. Tutto questo non è valutabile e misurabile con un voto da 1 a 10. Un 4 alla Prova INVALSI abbassa non solo il voto di Li- cenza ma inficia, che è la cosa più impor- tante, gli sforzi che alunno e docenti hanno fatto nel triennio per aumentare l’autosti- ma e ottenere risultati soddisfacenti. Non dimentichiamo che è ancora Scuola dell’Obbligo e che in questa età preadole- scenziale la crescita, la consapevolezza e il sapere sono ancora in fieri… Ma noi sappiamo che in Europa nella scuola non hanno la sensibilità tutta latina per diversità. Va avanti il migliore, punto. Hanno forse ragione loro? Se sì, dobbiamo cambiare noi e seguire i loro schemi di valu- tazione ma, in questo caso, dobbiamo adot- tare anche i loro schemi e contenuti di inse- gnamento. Ma non sarebbe meglio continua- re a praticare i nostri, magari migliorandoli? Allora è tutto sbagliato? 1R QRQ q O·,1 9$/6, VEDJOLDWD . È che la nostra scuola è an- cora, purtroppo, inadeguata a tale tipo di valutazione. Dov’è la preparazione specifica dei docenti? Dove sono i corsi di formazione REEOLJDWRUL ? Dov’è la predisposizione di Pia- ni di Formazione in servizio dei docenti? Quanti dei nostri docenti conoscono la defi- nizione degli ambiti di « Mathematical e Reading Literacy » Dove sono i libri di testo del triennio, consoni a tali prove di compe- tenze. Sembra che chiediamo a tutti di cor- rere prima che abbiano imparato a cammi- nare. O meglio ancora, pretendiamo la di- scesa libera sugli sci da chi non ha mai visto la neve. 6RQR SHVVLPLVWD 1R . Ma solo chi come me, e vi assicuro siamo tanti, è innamorato della scuola, vede e denuncia le cose che non vanno, QRQ SHU SURWHVWD PD VROR FRPH SURSRVWD . Siamo tanti a voler collaborare, se solo ce lo permettessero o se ce lo pro- ponessero. Mi piacerebbe sapere - senza sembrare impertinente e poco rispettosa- l’esperienza in classe, oltre alla competen- za nella formulazione dei test, la gavetta, che eventualmente hanno nel proprio curri- culum, gli esperti, i redattori dei test IN- VALSI. Hanno mai chiesto il parere di un docen- te o di un Dirigente di Scuola Media? Cono- scono le difficoltà e le diverse sensibilità di un gruppo di 25 studenti? Come si fa a valu- tare una classe o una Scuola dai risultati dell’INVALSI senza tener conto delle voci di cui sopra? Ma siccome io sono fiduciosa e credo nel- la buona fede di chi lavora, spero che anche queste mie poche parole servano a migliora- re il servizio ma soprattutto la NOSTRA SCUOLA, povera di soldi ma ricca di risorse umane e intellettuali.
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