Gennaio-Febbraio-2014

ste prove alcuna utilità per il proprio lavo- ro ed è, secondo noi, proprio questo il punto! È mancato sia un raccordo tra scuo- la e INVALSI sia un vero e proprio piano di informazione/formazione dei docenti che li rendesse consapevoli delle finalità del te- sting e dell’utilità di servirsi dei feedback dei risultati per migliorare la propria pro- fessionalità. È vero che noi insegnanti abbiamo alcune resistenze sulla valutazione del nostro ope- rato perché ha tante componenti e variabili che sfuggono alle indagini numeriche, ma è anche vero che alcuni dirigenti e tutti i me- dia, in ministeri passati , hanno presentato le P.I. come una valutazione del lavoro do- cente. Il che non sarebbe corretto né possi- bile con questa modalità. C’è da sperare in un QHZ GHDO del siste- ma Invalsi che, raccordandosi con la scuola, informando e formando i docenti, cerchi la loro collaborazione in quell’operazione che riguarda la YDOXWD]LRQH GHO VLVWHPD VFXROD e che potrebbe offrire dati utili per tarare il POF e le attività inerenti in modo sempre più efficace ed efficiente. 31 /$ 6&82/$ ( /·8202 $QQR /;;, 1XPHUR *HQQDLR )HEEUDLR ge ad un lavoro di trascrizione prima da car- taceo a cartaceo e, poi, da cartaceo a digi- tale • la grafica dei correttori è confusa • i correttori contengono errori Sull’attendibilità del sistema di valuta- zione: • una prova non fornisce elementi certi sul livello di apprendimento e quindi non è significativa dello standard nazionale • aggiungere un’altra prova scritta all’Esame di Stato di Licenza Media è ec- cessivo: siamo a 5! • il peso valutativo della prova incide sulla valutazione sintetica del candidato sempre in negativo. 3HUFKp" Ma, allora, cos’è che rende le prove In- valsi così invise e osteggiate? Perché è certo che né gli alunni né gli insegnanti e, forse, neanche i genitori le amino! Proviamo a tentare di rispondere che possono essere state le modalità con le qua- li sono state proposte o meglio imposte a rendere tutto così sgradevole. Anche perché vi sono state situazioni molto antipatiche con taluni dirigenti che le volevano fare a tutti i costi. Come chiedere, inoltre, agli insegnanti di ridursi a meri trascrittori di numeri su prove ideate e strutturate per le quali non vi è stato nessun coinvolgimento consultivo? Molti docenti hanno così la sensazione che la scuola militante, quella che è tutti i gior- ni in classe per intenderci!, venga conside- rata solo manovalanza alfabetizzata rispet- to ai ricercatori colti e avulsi dalla realtà dell’INVALSI. Di fatto quanti di loro hanno vissuto o conoscono la quotidianità del lavo- ro scolastico, almeno per un po’? I docenti, dunque, non ravvisano in que-

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