Gennaio-Febbraio-2013
7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013 S p i r i t u a l i t à gnamento» sociale della Chiesa), «riletta» educativamente alla luce dello spirito del Vaticano II, ad esempio in sede di Insegna- mento della Religione, soprattutto nel- l’istruzione media superiore (o anche nel sopra indicato insegnamento «Costituzione e cittadinanza», almeno come uno dei ter- mine di confronto e di riferimento, specie per chi si considera appartenente al gruppo sociale cristiano o comunque è aperto al dialogo tra le differenti componenti del cor- po sociale). Un tale modulo di apprendi- mento può essere utile al fine di giustificare e motivare quei principi di fondo che danno saldezza alla vita sociale personale e mo- strano i fili sotterranei che legano la comu- ne esistenza sociale. Ai fini culturale qual- cosa di simile a livello di lingua e letteratu- ra italiana potrebbe valere per letture anto- logiche della Bibbia. La formazione professionale nella prospettiva della cultura del lavoro Alla luce di quanto viene dalla coscienza pedagogica contemporanea, dalle Conven- zioni e dalle Organizzazioni internazionali circa il diritto all’istruzione e alla formazio- ne – ma anche dal protagonismo giovanile che la pedagogia contemporanea intende promuovere – mi sembra che diventa impor- tante pedagogicamente trovare una soluzio- ne più adeguata rispetto all’attuale «inte- grazione scolastica» per coloro (e sono un’alta percentuale della popolazione in età minorile) che hanno la loro intelligenza più nelle mani che nel cerebro, che hanno non una razionalità teorica o scientifica o tecnologica ma operativa e costruttiva, e che possono trovare nel laboratorio più che nella scuola non solo la loro formazione professionale ma anche quella generale, culturale e umana. Senza una soluzione sod- disfacente essi saranno sempre impediti di realizzare il loro autentico ed integrale e sviluppo (come vuole la nostra Costituzione all’art. 3), oltre che restare sempre «citta- dini di serie B». La formazione professionale – che assur- ga a forma autonoma e legittima di forma- zione generale e culturale ad altezza di cit- tadino dell’Italia di oggi, basandosi sulla «cultura del lavoro» – è una strategia politi- ca e formativa inderogabile, che va inclusa nel sistema sociale di istruzione e formazio- ne (oltre gli istituti professionali), pur nella forma regionalizzata: ma va promossa, so- stenuta e attuata anche «politicamente» e per tutti, a vantaggio dei giovani cittadini che vi sono «nativamente» e «formativa- mente» portati! Gli oratori/attività integrative, ponte tra scuola e territorio La scuola dovrebbe aprirsi agli oratori e ai centri giovanili, se non proprio farne l’equivalente attraverso le attività extra curricolari e le attività del tempo prolunga- to. Si tratterà di promuovere, la comparte- cipazione, il protagonismo e l’apporto delle diverse condizioni giovanili personali, pre- senti nel territorio. Potrà essere un modo di integrazione e di inclusione sociale anche per i ragazzi che provengono da situazioni di marginalità sociale (vedi mondo delle di- sabilità, delle povertà estreme, dei cosid- detti «extra-comunitari», ecc.). In tal modo si potranno presentare, proporre e testimo- niare valori grandi e forti, civili e ecclesiali, sia perché di tutti, sia perché umanamente degni, sia perché espressione della Costitu- zione e del Vangelo. Scuola e nuove frontiere dell’educazione La scuola non può sentirsi estranea alle «nuove frontiere» che si aprono o sono ri- chieste di interventi educativi: quelle già accennate delle «nuove povertà», non solo quelle economiche, ma anche quelle cultu- rali, religiose, relazionali, umane, dei gio- vani e dei grandi, delle famiglie e della so- cietà. Ma occorrerà sentirsi dentro – come si è accennato nel «programma politico» uciimino – il mondo dei nuovi strumenti e
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