Gennaio-Febbraio-2013

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013 8 S p i r i t u a l i t à dei nuovi modi di comunicare giovanili ed adulti (internet, rete telematica, telefoni- ni, facebook, messenger, videogame, twit- ter ecc.). C’è da comprendere e praticare a scuola la «cultura digitale» indotta dal- l’innovazione tecnologica. Peraltro non ba- sta pensare alla istruzione e all’educazio- ne, ma occorre impegnarsi nella prevenzio- ne, nel recupero, nel rimediare al disagio giovanile e adulto, alle difficili dinamiche familiari e civili, alla «privatizzazione» del- la vita e della cultura, inventando iniziati- ve, figure formative (come ad esempio lo psico-pedagogista scolastico o magari le guide spirituali), percorsi a breve e lunga scadenza, luoghi specifici, come ad esem- pio «centri di ascolto», ecc. Creatività da sostenere L’inventività non manca. Ma è da soste- nere economicamente e chiede strutture e formazione. Infatti le prospettive e le ini- ziative, indicate sopra, suppongono una «vision» educativa ampia, al limite del- l’utopico. Si suppone una sinergia efficace tra educazione formale scolastica e educa- zione non formale familiare e parrocchiale e educazione informale della vita e dei comportamenti quotidiani. Presumono una effettiva «alleanza» (o un «patto», come si disse in documenti scolastici di qualche an- no fa) tra le agenzie sociali di formazione, l’associazionismo delle professioni educati- ve, i movimenti giovanili, la pastorale ec- clesiale, il sistema della comunicazione so- ciale, del divertimento e dello sport. Ma soprattutto presuppongono una poli- tica educativa corrispondente sia a livello di riforma/rinnovamento della «paideia» scolastica (=le indicazioni ministeriali) sia di supporto economico sia di politica cultu- rale sostenuta da politiche sociali incisive. È difficile educare se non si lavora per la giustizia sociale o per un quadro di legalità democratica; se non ci si preoccupa per politiche giovanili, che non facciano dispe- rare del futuro o di pensarlo solo in termini di abdicazione morale e di clientelismo sottomissivo; o se si ha sempre da remar contro una mentalità sociale diffusa che pensa più all’«io» che al «noi» o che non riesce o non vuole andare oltre il «partico- lare». Sant’Agostino diceva che la giustizia (o secondo altri la speranza) ha «due bellissi- me figlie»: l’indignazione e la dedizione. Conclusione Nella sua Lettera alla diocesi e alla cit- tà di Roma sul compito urgente dell’edu- cazione del 21 gennaio 2008, Papa Bene- detto XVI affermava: «Nell’educazione [è] decisivo il senso di responsabilità: responsabilità dell’educato- re, certamente, ma anche, e in misura che cresce con l’età, responsabilità del figlio, dell’alunno, del giovane che entra nel mondo del lavoro. E’ responsabile chi sa ri- spondere a se stesso e agli altri. Chi crede cerca inoltre, e anzitutto, di rispondere a Dio che lo ha amato per primo. La responsabilità è in primo luogo per- sonale, ma c’è anche una responsabilità che condividiamo insieme, come cittadini di una stessa città e di una nazione, come membri della famiglia umana e, se siamo credenti, come figli di un unico Dio e membri della Chiesa. Di fatto le idee, gli stili di vita, le leggi, gli orientamenti com- plessivi della società in cui viviamo, e l’im- magine che essa dà di se stessa attraverso i mezzi di comunicazione, esercitano un grande influsso sulla formazione delle nuo- ve generazioni, per il bene ma spesso an- che per il male […]. C’è bisogno dunque del contributo di ognuno di noi, di ogni persona, famiglia o gruppo sociale, perché la società, a cominciare da questa nostra città di Roma, diventi un ambiente più fa- vorevole all’educazione». Noi dell’Uciim non possiamo far manca- re la nostra parte. Don Carlo

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