Gennaio-Febbraio-2013

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013 6 S p i r i t u a l i t à trascendenza. Lo insinua del resto la stessa Legge quadro della riforma del sistema edu- cativo di istruzione e di formazione, resa pubblica con la L. 53/28 marzo 2003 (la Co- siddetta Legge di riforma Moratti), che al- l’art. 2, 1 b) afferma che «sono promossi il conseguimento di una formazione spirituale e morale, anche ispirata ai principi della Costituzione, e lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità lo- cale, alla comunità nazionale ed alla civiltà europea». Forse ci si poteva allargare oltre l’orizzonte europeo, aprendosi alla cultura «globalizzata» del mondo e dell’umanità at- tuale. Ma come la si può fare? Lo si può al- meno come «obiettivo» del Pei e come ini- ziative specifiche didattiche ed extra curri- colari indicate nel Pof annuale! Coniugare educazione alla cittadinanza con educazione morale, alla legalità e ai diritti umani Diventa anche rilevante la realizzazione di un’educazione alla cittadinanza, che metta insieme educazione morale e educa- zione alla legalità, motivandola criticamen- te e stimolandola ad essere base di impegno e di dedizioni (nella linea delle tre «p» dei diritti umani: prevenire, proteggere, pro- muovere) e di una cittadinanza attiva, par- tecipata, corresponsabile. Lo stimolo – per quanto imperfetto, oltre che non ben supportato teoricamente e pra- ticamente – può venire dall’idea partita con la L. 169/2008 che introduceva in tutte le scuole di ogni ordine e grado l’insegnamento «Costituzione e cittadinanza» (L. 169/2008), al fine di studiare e analizzare nelle scuole il dettato costituzionale per offrire ai giova- ni un quadro di riferimento indispensabile a costruire il loro futuro di cittadini consape- voli dei propri diritti e doveri. Come si è insinuato, esso certamente va arricchito, oggi, dall’attenzione educativa «per», «ai» e «con» i Diritti umani, che spinga alla formazione personalizzata di una cultura dei diritti umani e del bene comu- ne, ad una mentalità aperta al mondo e all’umanità passata, presente e futura. Il ti- more è che la cosa non interessi più di tan- to all’apparato e agli stessi insegnanti (pressati da altre urgenze didattiche più im- mediate e da standard di prestazioni richie- ste). Il rischio è che si perpetui lo stesso «fragile» destino della «vecchia» educazio- ne civica del 1958 (DPR 585/58) e i tentativi successivi di un insegnamento similare. Organi collegiali di partecipazione In ordine ad un’educazione alla convi- venza civile, mi sembra molto ispirativo lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti (D.P.R. 249/98), dove – art. 1 c. 2 – è chiara l’indicazione della scuola come «una comu- nità di dialogo, di ricerca e di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari di- gnità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo svi- luppo delle potenzialità di ciascuno e il re- cupero delle situazioni di svantaggio, in ar- monia con i principi sanciti dalla Costituzio- ne e dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e con i principi generali dell’ordinamento italiano». Gli Organi Collegiali della Scuola, statale e paritaria, chiedono di essere rivisti e rior- ganizzati, ma certo alcuni principi rimango- no molto significativi e vanno recuperati in vista dell’educazione al bene comune e alla convivenza civile e democratica. Attenzione all’insegnamento sociale della Chiesa e alla Bibbia Lo spirito «religioso» della nostra Asso- ciazione, suggerisce indirettamente anche una indicazione «pedagogica» derivabile dal «depositum fidei» cristiano. Sto pensando ad una utilizzazione scolastica della Dottri- na sociale della Chiesa (personalmente io preferirei indicarla e pensarla come «inse-

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