Gennaio-Febbraio-2013
tà negli scambi dei beni e nella ripartizione delle ricchezze, significato degli accresciuti bisogni di consumo, attribuzione delle re- sponsabilità - in un contesto più largo di nuova civiltà». Quale contesto più adatto al- la costruzione di una nuova civiltà se non una nuova scuola? Siamo certi che aumentare i consumi, esaminare gli indicatori del PIL, bilanciare lo spread, accrescere i profitti sia la sola strada giusta? O piuttosto che la strada giusta non sia lavorare per ridurre le ineguaglianze sociali, per orientare una società priva di «orizzonti di senso», per attuare una riforma seria del mercato del lavoro e per realizzare una scuola legata al territorio? Questo è perse- guire il bene comune, e nulla è più bene co- mune della scuola di tutti e per tutti. Senza una scuola pubblica, nuova, adatta ai tempi, legata alle esigenze del territorio, non ci sono crisi che si possano superare . Senza una scuola che promuova il diritto allo studio, che si configuri come «comunità scolastica» che abbia, viva e fac- cia vivere valori, in un clima di collabora- zione e di solidarietà, di cura e di attenzio- ne per l’altro, di partecipazione e di re- sponsabilità profondamente sentite e condi- vise non è pensabile ottenere risultati. Senza una scuola che operi in un’atmosfera di scambio e di sostegno reciproco, di di- sponibilità, di rispetto per le persone, le co- se e l’ambiente, di apertura all’ottimismo e al futuro, non ci saranno mai società pro- iettate verso «orizzonti di valore». In un paese «dall’economia sommersa» come il nostro, dove manca un sistema ordi- nato di apprendistato (quell’apprendistato che è luogo privilegiato di incontro fra do- manda e offerta di lavoro e che ha l’asse portante nella formazione e nell’integrazio- ne scuola-lavoro) la scuola non è risorsa pri- ma per uscire seriamente dalla crisi? E ancora per una scuola che interagisce con la società e l’economia non occorrono forse d ocenti «in continuo sviluppo pro- fessionale», competenti nella mediazione culturale e nella organizzazione, attenti al- le relazioni, abili nelle tecnologie, consape- voli e corresponsabili del processo di cresci- ta e dello sviluppo della comunità scolasti- ca? Docenti che sappiano operare scelte di- dattiche adeguate ai cambiamenti in atto? Il XXIV Congresso Nazionale UCIIM en- trando in dialogo con la famiglia, con la Chiesa, con le istituzioni e il territorio, con i «non luoghi» formativi dei giovani, pro- vando ad approfondire il tema del dialogo nella scuola e nella stessa associazione ha riflettuto e analizzato seriamente i possibili scenari dove si annidano le crisi. Ha anche indicato percorsi da seguire per cercare di dare certezze al futuro. Per la crisi antropologica, sociale ed economica dei nostri giorni, la scuola può fare molto: può offrire prospettive e semi- nare per un futuro degno della persona. Con la scuola l’UCIIM, responsabilmente, può dare un contributo determinante con i suoi «orizzonti di senso», con i suoi «valori non negoziabili»… «una UCIIM che sia sem- pre più «UNIONE», che valorizzi il suo pa- trimonio storico a partire dalla memoria del suo fondatore Gesualdo Nosengo, che rafforzi e difenda la sua identità, che non cammini a passi lenti ma che proceda viva e vitale, dopo essersi ripensata e dopo avere adottato istanze condivise quali giustizia sociale, integrazione generazionale, forma- zione (secondo le linee programmatiche ap- provate dal congresso). Per ricominciare Ripartiamo dal dialogo, da una politica seria, senza faziosità. Le configurazioni po- litiche votate dai cittadini siano responsabi- li e lungimiranti, guardino con occhi disinte- ressati il potere che viene loro affidato e lo vivano come servizio al nostro paese. Sappiano che gridare non serve, pro- muovere giustizia sociale e democrazia sì. Ognuno compia il proprio dovere. Ai politici spetta legiferare senza cavilli capziosi, nella più assoluta trasparenza. 3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013 E d i t o r i a l e
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