Gennaio-Febbraio-2013

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013 36 tenere a lungo il pensiero concentrato sugli argomenti di cui sta parlando il docente senza coinvolgerli attivamente. Ecco dun- que che i giovani, chiedono che al centro della didattica sia messo il metodo labora- toriale , che non significa che bisogna fare lezione in laboratorio, ma che bisogna tra- sformare l’aula in un laboratorio, ed utiliz- zare i metodi sperimentali propri dei labo- ratori, cioè bisogna sempre tenere desta la curiosità degli studenti, coinvolgendoli in modo che si sentano costruttori del loro sa- pere. Non c’è una persona che trasmette e l’altro che riceve, regola che mi fa ricorda- re quelle immagini note dei vasi da riempi- re, resi famosi da E. Morin. Il ragazzo vuole essere coinvolto, vuole diventare protagonista della costruzione del proprio sapere pezzo step by step . Il sapere è una scoperta che nessuno ti può donare ma che ciascuno deve fare attraverso un percorso personale di acquisizione, e il do- cente deve guidare i ragazzi in questa sco- perta. Dunque i profili più innovativi di una Scuola moderna sono la didattica laborato- riale e la integrazione dei saperi discipli- nari . Vi siete mai chiesti perché la Scuola pri- maria è il segmento scolastico più apprez- zato del nostro sistema e, invece, la scuola media fa registrare i risultati peggiori? Pro- prio perché dalla scuola media comincia questa separazione del sapere in discipline che i ragazzi non riescono a capire. Nonostante siano passati tanti anni, da quando si è cominciato a parlare di queste innovazioni, prima sperimentalmente, poi a livello ordinamentale, non è cambiato mol- to nel modo di fare scuola, e i ragazzi conti- nuano a distrarsi, stanno male a scuola e appena possono, la abbandonano. Il giovane non riceve nulla da una scuola che ripropo- ne le sue logiche superate, perché non riu- sciamo ad interessarlo alle conoscenze e neanche a infondergli autostima e ad incen- tivare la sua creatività, riusciamo solo a di- sperderlo. I corollari di questa nuova didattica, sa- rebbero i seguenti: - un nuovo setting della classe, non più frontale, ma circolare . - un nuovo strumentario centrato sul pie- no utilizzo dei media, (lavagne interattive, tablet, libri digitali, registri elettronici, piattaforme telematiche di discussione ed interazione docenti-alunni…). - nuovo modo di lavorare in classe: team work (lavoro di gruppo ) su problem posing (analisi del problema) e problem solving (risoluzione del problema) che presenta no- tevoli vantaggi: aiuta a migliorare i rapporti umani fra studenti, favorisce il coinvolgi- mento di tutti riconoscendo il diverso ap- porto che ciascuno è in grado di dare alla soluzione del problema, ha valore orientati- vo nella misura in cui evidenzia le attitudini e le potenzialità di ciascuno inducendolo a riflettere. I ragazzi in questo modo hanno la possibi- lità di crescere anche sotto il profilo umano, conoscendosi si orientano, e nel momento in cui si confrontano e devono dare il proprio contributo alla discussione, diventano consa- pevoli di avere una particolare attitudine o di non averla e se sono davvero portati a qualcosa o no. In effetti, questo serve a ren- dere consapevoli i ragazzi e a fare emergere le loro potenzialità e le loro attitudini, ed anche a responsabilizzarli nella quotidiana esperienza della costruzione della propria identità e del proprio progetto di vita. Non siamo noi a dover dire allo studente quello che deve fare nel prosieguo dei suoi studi o della sua vita lavorativa, ma è egli stesso che deve imparare a conoscersi e a fare esperienza di quella che potrebbe es- sere la sua vita futura nella società. Questo significa prepararlo a prendere le decisioni che lo riguardano, da solo, e sarà giusto che le prenda con consapevolezza e responsabi- lità, perché ognuno deve mettere in gioco le proprie idee e valutarne vantaggi e ri- schi, assumendosene le relative responsabi- lità, non deve vivere irresponsabilmente e magari calcando le idee degli altri, salvo poi ad accorgersi di aver sbagliato tutto e di non avere neppure maturato le capacità per ricominciare. Appare evidente che per realizzare que- sto cambiamento della didattica, occorre cambiare i docenti , dunque, dobbiamo chiederci: che cosa abbiamo fatto per cam- biare i docenti?

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