Gennaio-Febbraio-2013
a mente è quello della carenza di tecnici specializzati per la costruzione, installazio- ne e manutenzione di pale eoliche. Se viag- giamo in autostrada, non si fa fatica ad in- contrarle, ebbene pensate che se si doves- sero rompere, ogni volta, dovremmo chia- mare un tecnico dalla Germania perché non abbiamo nessuna scuola in grado di rilascia- re qualifiche professionali nel settore delle turbine eoliche. Esiste un Centro di formazione professio- nale di alta specializzazione, che ha sede in Germania (BZEE) e che negli ultimi tempi sta offrendo all’Italia, di diventare partner per la istituzione sul territorio nazionale di corsi di qualifica per questi profili profes- sionali. Pensate, sembra la scoperta dell’uovo di Colombo, però succede questo. Altro esem- pio: la Puglia si è candidata per diventare una Regione ad alto potenziale tecnologico (nuove autostrade digitali). Ma chi gestirà questo alto potenziale tecnologico e i servi- zi nuovi che ne deriveranno? I distretti tec- nologici che sono stati istituiti per favorire l’innovazione e le trasformazioni che ne conseguono, dovrebbero prevedere nei loro programmi degli appositi piani di formazio- ne. Altrimenti, andremo incontro a trasfor- mazioni delle nostre città e del nostro modo di vivere che non sapremo capire, né gesti- re, né modificare o riparare! È indubbio che esiste uno scollegamento fra il Mondo del lavoro e la Formazione che va colmato al più presto e con intelligenza, oltre che con la volontà di mettere insieme le idee e le risorse, senza farci allontanare dall’obiettivo nella ricerca inutile di chi ha la colpa di questa situazione. Le Regioni de- vono programmare l’offerta formativa del loro territorio in funzione delle vocazioni produttive specifiche e dei programmi che si vogliono attivare; le agenzie formative, di conseguenza, devono aprirsi al mondo del lavoro e decidere le stesse metodologie di- dattiche con gli esperti del relativo settore produttivo (alternanza, tirocini lavorativi, stage, opportunità di apprendistato di 1 e 2 livello…), mutuando da queste esperienze un po’ di cultura del lavoro, di cui la scuola è totalmente priva. È stato previsto nella riforma di II Grado che è consigliabile istituire i CTS (Comitati tecnico scientifico), accanto agli altri orga- ni collegiali di ciascun Istituto superiore, per meglio coinvolgere le imprese nella ste- sura dei curricola; molti lo hanno già fatto, convinti che il diritto allo studio è solo il presupposto del diritto, di cui è portatore ciascuno studente, a realizzarsi al meglio nella vita, con particolare riferimento alla ricerca di un lavoro confacente alle proprie inclinazioni ed attitudini. Ritengo che in questo settore molto si è fatto negli ultimi anni, innanzitutto sono stati aboliti i programmi nazionali, molti non lo sanno ancora, ma non ci sono più programmi da rispettare bensì livelli di co- noscenza e di competenza disciplinari a cui portare gli studenti, per ciascun anno di corso e al termine del corso stesso, precisa- ti nelle Indicazioni nazionali per il primo ci- clo, nelle Indicazioni nazionali per i Licei e nelle Linee Guida per gli istituti tecnici e professionali. Una Scuola sana e di cultura costruisce i mattoni di una società in grado di affronta- re e superare crisi economiche sociali e po- litiche con le armi della consapevolezza e della responsabilità. Ma come la vedono i ragazzi, la loro scuola, e come vorrebbero che cambiasse? Mi ha incuriosita in questi ultimi giorni un documento scritto da un gruppo di giova- ni neodiplomati, che nella giornata Orienta giovani di Firenze, svoltasi nella primavera scorsa, hanno finalmente precisato, come secondo loro, la scuola dovrebbe cambiare. Innanzitutto sono convinti che « …bisogna ripensare l’organizzazione della scuola », perché, anche se i metodi di insegnamento sono cambiati rispetto a un tempo e grazie essenzialmente alla introduzione nella di- dattica della tecnologia, la regola centrale resta sempre quella che separa il docente, che sa e che deve trasmettere il suo sapere, dal discente che non sa e che è tenuto ad ascoltare passivamente, anche se oggi, gra- zie al moltiplicarsi delle fonti di apprendi- mento, non è poi sempre così. Non può continuare così perché questo metodo mette i ragazzi in una posizione passiva e di scarso coinvolgimento; i ragazzi si distraggono, in quanto non sono capaci di 35 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=