Gennaio-Febbraio-2013
SCUOLA, FINESTRAAPERTA SUL MONDO Lucrezia Stellacci, Capo dipartimento per l’Istruzione - MIUR LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013 34 U n apprezzamento all’UCIIM per aver messo a tema un «Dialogo su un nuo- vo modello di società», un interroga- tivo che diventa urgente oggi. È evidente come la scuola sia determinante per po- ter instaurare una riflessione, un dialogo di questo tipo. Noi non siamo soddisfatti di questa so- cietà attuale e speriamo che possa cam- biare migliorando; ora che cambi non c’è nessun problema perché una società fer- ma non esiste, perciò cambierà come sempre è cambiata, come tutto cambia, lo diceva Eraclito « panta rei », ma non di- ceva in quale direzione! Io sono portata a guardare al cambia- mento con fiducia, però in alcuni casi mi sono dovuta ricredere perché non ha sempre portato bene, specialmente in questi ultimi tempi, ci ha portato indie- tro invece di portarci avanti. Quindi, quando vogliamo che un cambiamento produca un miglioramento, non bisogna lasciarlo andare secondo le tendenze del momento, ma piuttosto bisogna metterci la testa, bisogna essere determinati nel volerlo e nell’indirizzarlo. Per queste ragioni il miglioramento di questa società non può che dipendere dalle scelte che si fanno oggi, nel presente e le scelte le dobbiamo fare tutti noi, senza de- legarle sempre agli altri, perché tutti pos- siamo dare un contributo, ciascuno nel pro- prio ambito e nel proprio settore di compe- tenza. Ognuno di noi svolge un ruolo nel sistema formativo,e continua a farlo come ha sem- pre fatto senza prendere coscienza di quel- lo che potrebbe fare per cambiare le cose che non funzionano e di cui normalmente si lamenta. Se noi cominciassimo a crederci che le cose possano cambiare, anche grazie ai pic- coli cambiamenti messi in campo ogni gior- no da noi stessi, lo scenario diventerebbe subito diverso e indurrebbe tutti alla parte- cipazione. Un effetto diretto della crisi economica attuale è il livello di disoccupazione giova- nile molto alto, l’ultima indagine ISTAT di ottobre 2012 parlava del 36,5% di disoccu- pazione e con due milioni e 900 mila disoc- cupati. Ho ricevuto alcuni istanti fa un messag- gio Istat che sintetizza il rapporto Censis 2012, parla di due milioni e mezzo di fami- glie che versano in situazione di povertà! Eppure c’è anche una domanda di lavoro che non viene soddisfatta e che costringe le imprese a ridimensionare la loro program- mazione o a cercare all’estero lavoratori specializzati. Il primo esempio che mi viene
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